Inchiesta Pegaso, i pm: soldi ai giornali per condizionare le notizie

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Fabio Vaccarono, Andrea Buonuomo e Francesco Cancellato
Fabio Vaccarono, Andrea Buonuomo e Francesco Cancellato
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NAPOLI – Investimenti pubblicitari, partnership editoriali, budget dedicati: con questi e altri strumenti si sarebbero concretizzati i reati contestati nell’ambito dell’inchiesta sull’università telematica Pegaso che ha portato alla notifica di 22 avvisi di garanzia. In particolare, a Fabio Domenico Vaccarono, Andrea Ferrante, Giampiero Mazza, Francesco Durante, Gianluca Comin, Gianluca Giansante e Andrea Buonomo viene contestata l’associazione per delinquere: Vaccarono, presidente degli atenei telematici, Ferrante e Mazza, referenti apicali del fondo Cvc Italia, proprietario del gruppo, Durante, in quanto amministratore delegato di “Multiversity S.p.A.”, Comin e Giansante, rispettivamente presidente del Consiglio di amministrazione e socio della “Comin & Partners s.r.l.”, avrebbero stretto rapporti con gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie, direttori di testate e agenzie di stampa, soprattutto mediante il contatto diretto con responsabili e direttori delle testate o agenzie per condizionare, silenziare, ritardare, attenuare la pubblicazione di notizie sulle indagini in relazione all’Università Telematica Pegaso e al Gruppo Multiversity.

Il gruppo di indagati avrebbe commesso delitti di corruzione tra privati, di istigazione alla corruzione fra privati e di estorsione. Gli operatori dell’informazione avrebbero assicurato, violando le regole etiche professionali, al Gruppo Multiversity il preavviso della pubblicazione delle notizie e la possibilità di modificare il contenuto, l titolo, la collocazione e la tempistica o addirittura di bloccare, ritardare o minimizzare la pubblicazione, o di deviare l’attenzione mediatica verso vicende diverse e meno pregiudizievoli. Vaccarono, in collaborazione con gli altri indagati, avrebbe promesso o versato soldi alle società editrici dei quotidiani “La Repubblica”, “La Stampa”, “Corriere della Sera” e “Corriere del Mezzogiorno”, “Domani”, “Fanpage.it”; “Il Foglio”, “Libero” “Napoli Today”, con relative concessionarie della pubblicità, e alla Piemme s.p.a., concessionaria pubblicitaria del Gruppo Caltagirone Editore, cui fanno capo, tra le altre, le testate “Il Mattino”, “Il Messaggero”, “Il Gazzettino” e “Leggo”.

Con Vaccarono la società Pegaso ha mantenuto le modalità di esame da remoto già introdotte da Iervolino, ha omesso l’attivazione di procedure di sanatoria delle carriere irregolari e, tramite Luigi Bisignani, ha sollecitato la proroga del regime eccezionale previsto dal governo. Secondo gli inquirenti (pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesca Paola Colonna Romano), i vertici di Multiversity non vollero sanare con tempestività le irregolarità emerse in specifiche carriere accademiche, tra le quali quella di Michele Russo, dei fratelli Fimmanò e del Cupaioli.

In una conversazione con il direttore di Fanpage Francesco Cancellato, Vaccarono indica come modello da seguire il comportamento tenuto da Italpress nella gestione della notizia relativa a indagini su un ateneo partner di Pegaso. Vaccarono prospettò a Claudio Cerasa, amministratore delegato di “Il Foglio Quotidiano Soc. Coop.”, un investimento sino a 300mila euro. In diversi casi i giornali coinvolti non avrebbero pubblicato notizie sulle indagini in corso a carico di Pegaso. A favore della Piemme risulta un incremento degli investimenti pubblicitari effettuati da “Multiversity” e da Pegaso: nel 2025 vengono versati oltre 200mila euro netti e in un colloquio telefonico Vaccarono vantò con Walter Bonanno, amministratore delegato della Piemme s.p.a. un investimento compreso tra 400mila e 600mila euro. Altro stanziamento, ma da 100mila euro, veniva discusso nei confronti di “Domani”. Questo riferimento, notano i pm, non viene fatto in un contesto di pianificazione pubblicitaria, ma per ottenere dal direttore della testata che il pezzo venga reso “vago” o, addirittura, non pubblicato.

L’8 giugno 2026, dopo aver appreso dell’imminente uscita della “notizia dei 40 indagati”, prima tranche dell’inchiesta, Vaccarono chiede a un collaboratore di indire una riunione per decidere “se contestualmente attiviamo Il Mattino per mettere quello all’acqua di rose” e poco dopo riferisce a Ferrante di avere concordato con la testata una versione destinata alla sola edizione locale, come sarebbe stato promesso dal direttore de “Il Mattino” Vincenzo Di Vincenzo. Vaccarono, parlando con Bonanno, collega esplicitamente l’erogazione degli investimenti pubblicitari alle rassicurazioni sulla gestione della notizia (relegata sulla pagina interna dell’edizione locale).

Nella stessa giornata “Il Mattino” pubblica online l’articolo “Tesi di laurea copiata, Boccia verso il processo. I pm: plagio è falso” e Vaccarono riferisce a Bonanno di avere parlato con il cronista incaricato del pezzo, lamentando il suo disinteresse per il “filone della Boccia” e chiedendo di mitigare i dati relativi alla responsabilità del gruppo. Anche i vertici di “La Repubblica”, per “spirito di amicizia”, avrebbero limitato la notizia alle pagine locali. Nell’edizione cartacea del 9 giugno, “Il Mattino” dà notizia dell’indagine, ma l’articolo viene confinato alle pagine locali di Napoli.

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