Inquinamento da PFAS sul ghiacciaio del Monte Rosa

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Contaminazione chimica
Contaminazione chimica

Un’indagine di Greenpeace Italia ha rivelato una preoccupante realtà ambientale sul versante meridionale del Monte Rosa. Recenti campionamenti hanno confermato la presenza di PFAS, sostanze chimiche artificiali e persistenti, nelle acque di fusione del ghiacciaio del Lys, in Valle d’Aosta.

I composti perfluoroalchilici (PFAS) sono un’ampia classe di molecole create dall’uomo e utilizzate per le loro proprietà idrorepellenti e oleorepellenti. Si trovano in padelle antiaderenti, imballaggi alimentari e tessuti impermeabili. La loro principale e più pericolosa caratteristica è l’estrema persistenza: non degradandosi nell’ambiente, sono stati soprannominati “inquinanti eterni” e possono accumularsi negli organismi viventi.

L’organizzazione ambientalista ha effettuato due serie di prelievi in momenti diversi per monitorare il fenomeno. La prima campagna di campionamento è avvenuta nell’ottobre del 2024, seguita da una seconda nel luglio del 2025. I campioni di acqua sono stati raccolti in due punti strategici: lungo il corso del fiume Lys, a circa un chilometro e mezzo dal lago glaciale omonimo, e direttamente sulla sponda del lago stesso, un bacino alimentato dalla fusione del ghiacciaio.

Le analisi di laboratorio, i cui dati sono stati resi pubblici in un nuovo rapporto, hanno svelato una contaminazione significativa. Le concentrazioni di PFAS rinvenute sono risultate simili a quelle già documentate in altre aree remote del pianeta, come le Alpi svizzere, l’Artico o l’Himalaya. Questo dato conferma come tali inquinanti siano in grado di viaggiare per migliaia di chilometri attraverso le correnti atmosferiche, per poi depositarsi in ecosistemi apparentemente incontaminati.

I ghiacciai alpini agiscono come serbatoi freddi che intrappolano e accumulano nel tempo gli inquinanti atmosferici. Lo scioglimento di queste masse glaciali, accelerato dal cambiamento climatico, sta causando il rilascio di decenni di contaminazione accumulata. Queste sostanze chimiche, una volta liberate, entrano nei corsi d’acqua a valle, minacciando la qualità delle risorse idriche usate per l’agricoltura e il consumo umano.

La scoperta sul Monte Rosa non è quindi un caso isolato, ma un campanello d’allarme che evidenzia l’estensione globale della contaminazione da PFAS. Con questa ricerca, Greenpeace ha voluto sottolineare l’urgenza di adottare politiche più severe a livello nazionale ed europeo per eliminare gradualmente la produzione e l’uso di questi composti pericolosi, proteggendo così ecosistemi fragili e salute pubblica.

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