Inquinamento: in Italia causa migliaia di decessi

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Qualità aria
Qualità aria

Respirare aria nociva è una condizione quotidiana per milioni di persone in Italia. Lo ha confermato il nuovo report 2025 del progetto nazionale “CAMBIAMO ARIA”, promosso da ISDE Italia, Kyoto Club e Clean Cities Campaign. L’analisi scientifica dei dati ufficiali ha restituito un quadro allarmante: l’inquinamento atmosferico urbano rappresenta uno dei principali fattori di malattia e mortalità nel Paese.

Il progetto ha analizzato i dati di 27 città italiane, da Torino a Palermo, confrontando le concentrazioni di inquinanti con tre diversi parametri: i limiti di legge attuali, quelli della nuova Direttiva europea che entrerà in vigore nel 2030 e i valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). È emerso un netto divario tra ciò che la normativa considera “legale” e ciò che è realmente “sicuro” per la salute umana.

Se si applicano i futuri limiti europei, la maggior parte delle città monitorate risulta già fuori norma per le concentrazioni medie di particolato, sia PM10 che PM2,5, e di biossido di azoto. La situazione peggiora ulteriormente con le Linee guida OMS 2021: quasi nessuna stazione di monitoraggio le rispetta, indicando che anche dove la legge è rispettata, l’aria resta dannosa.

Il particolato atmosferico si conferma il problema più grave. Il PM2,5, in particolare, desta le maggiori preoccupazioni sanitarie. A causa delle sue dimensioni microscopiche, penetra in profondità nei polmoni, entra nel circolo sanguigno e può raggiungere organi vitali. La scienza ha dimostrato il suo legame con l’aumento del rischio di patologie cardiovascolari, respiratorie e neurologiche. Sebbene nessuna città abbia superato nel 2025 il limite legale attuale per il PM2,5, quasi tutte violano i futuri standard europei e, senza eccezioni, quelli dell’OMS.

Il biossido di azoto (NO₂), fortemente legato al traffico veicolare, continua a registrare sforamenti diffusi. In alcune città come Napoli e Palermo, il numero di giorni con concentrazioni elevate supera di decine di volte quanto sarà consentito dalla normativa europea a partire dal 2030.

Il dossier ha stimato l’impatto sanitario basandosi su metodologie dell’OMS e dell’Istituto Superiore di Sanità. Nelle 27 città analizzate, si calcolano oltre 6.700 morti premature attribuibili all’esposizione a PM2,5 nel solo 2025. Questo carico di mortalità rappresenta circa l’8% di tutti i decessi per cause naturali nella popolazione adulta, con picchi a doppia cifra in alcune aree del Nord Italia.

Il report ha evidenziato la stretta connessione tra crisi climatica e qualità dell’aria. Le principali fonti di emissione, come riscaldamento a combustibili fossili e traffico, sono le stesse. Agire per ridurre l’inquinamento locale porterebbe quindi a un doppio beneficio, sia per la salute che per il clima.

La nuova Direttiva europea impone di adeguarsi ai nuovi limiti entro il 2030, ma gli esperti avvertono che attendere significa accettare un bilancio di malattie e decessi evitabili. L’inquinamento non è un destino, ma il risultato di scelte politiche ed energetiche. Le soluzioni esistono: servono interventi strutturali su mobilità, riscaldamento ed energia per trasformare la consapevolezza scientifica in azioni concrete e proteggere la salute dei cittadini.

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