Insulti ai politici, Saviano torna in tribunale. Definì Salvini “ministro della mala vita”

2006
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NAPOLI – Nuovo processo per diffamazione per Roberto Saviano. Dopo la condanna in primo grado per aver definito l’attuale presidente del Consiglio di Ministri Giorgia Meloni “bastarda”, stavolta in tribunale a Roma si dibatte del testo in cui lo scrittore ha definito Matteo Salvini “ministro della mala vita”. Alle 13:15 in aula si è presentato lo stesso leader della Lega per essere ascoltato in qualità di parte lesa, accompagnato dal suo avvocato Mattia Celva. Salvini ha parlato di quando, a 20 giorni dal suo insediamento al Ministero dell’Interno, gli è
stata segnalata la frase diffusa da Saviano attraverso i suoi canali. Ha spiegato che il riferimento alla “mala vita”, da parte di uno scrittore divenuto famoso per un romanzo sulla criminalità organizzata, lo ha letto come un “esplicito riferimento” a una contiguità alla mafia.

Questo il motivo per il quale ha deciso di denunciare: “Non è critica quella di Saviano, era esplicita l’allusione a una contiguità alla ’ndrangheta che mi fa inorridire. Intendo come gravemente lesivo della mia onorabilità quanto ha detto Saviano, visto fra l’altro che sono sotto scorta. Ci sono carabinieri che dedicano la loro notte a fare da scorta a Saviano ma non ritengo sia spendibile come argomento. Le scorte sono oggetto di valutazione tecnica e non politica, a mio avviso”. E poi ancora: “È stata lesa la mia onorabilità quale cittadino, segretario della Lega e ministro. Assumemmo varie iniziative per il contrasto alle mafia fra cui la confisca di sette miliardi e mezzo di beni alla criminalità. Tutto in contrasto con le frasi di Saviano”. A margine dell’udienza il politico ha teso la mano allo scrittore. “Ho stretto la mano a Saviano in aula – ha continuato Salvini – e lui mi ha detto vergognati. E’ un maleducato, ma non è certo un reato”.

Non è certamente la prima esperienza nelle aule di giustizia per lo scrittore campano. Nel 2015 la Corte di Cassazione lo ha condannato in via definitiva per aver copiato articoli di Cronache nel suo romanzo d’esordio, Gomorra. Una parte di quel giudizio è ancora in corso, sempre davanti alla Corte di Cassazione, per la determinazione del risarcimento che lui e la Arnoldo Mondadori Editore della famiglia Berlusconi, editrice di “Gomorra”, dovranno versare.

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Ugo Clemente
Ugo Clemente è giornalista professionista e direttore editoriale di Cronachedi. Ha iniziato l’attività giornalistica nel 2004 ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti Professionisti dal 2008. Dopo l’esperienza come redattore e caporedattore, dal 2014 ricopre il ruolo di direttore editoriale di Libra Editrice, società editrice di Cronachedi. Laureato in Giurisprudenza alla LUISS “Guido Carli” di Roma, è abilitato all’esercizio della professione forense dal 2021. Dal 2021 è anche presidente della Commissione Giuridica ed Economica dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Nel corso della sua attività professionale ha affiancato al lavoro giornalistico un’intensa attività di formazione. È stato relatore in numerosi corsi di formazione professionale per giornalisti dedicati, tra gli altri temi, alla diffamazione a mezzo stampa, alla privacy, alla deontologia, alla riforma della giustizia, al pluralismo dell’informazione, al rapporto tra giornalismo e social network e alle regole dell’informazione in materia di cronaca giudiziaria e sociale. Ha inoltre svolto attività didattica e laboratoriale nelle scuole, curando percorsi dedicati al giornalismo, al diritto dell’informazione, alle tecniche di comunicazione, alla scrittura giornalistica e alla produzione di contenuti digitali e multimediali. Tra il 2020 e il 2022 ha svolto attività di docenza esterna presso l’Istituto Penale per Minorenni di Airola. Accanto al giornalismo e al diritto, coltiva da anni un forte interesse per l’informatica e l’innovazione applicata all’editoria. È sviluppatore Python e utilizza il linguaggio insieme alle principali librerie per l’analisi dei dati e il machine learning, oltre a tecnologie web e sistemi Linux.

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