L’esperto arbitrale di DAZN, Luca Marelli, ha analizzato gli episodi più discussi della partita tra Venezia e Inter, esprimendo forti perplessità sulla rete che ha sbloccato il risultato. La sua critica si è concentrata in particolare sul mancato intervento della tecnologia video in occasione della marcatura dello 0-1.
Il punto centrale della sua analisi riguarda l’azione che ha portato al vantaggio nerazzurro. L’azione è nata da un contrasto tra Carlos Augusto e Simon Sohm. Secondo la ricostruzione di Marelli, il giocatore brasiliano non ha toccato il pallone ma ha commesso un’evidente infrazione sull’avversario, colpendolo sul polpaccio e sbilanciandolo. Questo contatto ha impedito a Sohm di intervenire efficacemente sul pallone, che è poi giunto a Barella per il prosieguo dell’azione.
Marelli ha definito l’episodio un “fallo evidente”, sottolineando come l’intervento del VAR fosse necessario. Ha spiegato che, sebbene l’arbitro Pairetto si trovasse in una posizione apparentemente buona per valutare, un errore in campo può sempre accadere. Il VAR, tuttavia, è stato introdotto proprio per correggere questi “errori chiari ed evidenti”. L’esperto ha concluso che sarebbe stato doveroso un On-Field Review, con la conseguente assegnazione di un calcio di punizione a favore del Venezia e un’ammonizione per il giocatore dell’Inter. Il silenzio dalla sala VAR è stato giudicato “inspiegabile”.
L’analisi ha poi toccato altre due richieste di calcio di rigore. Al 23° minuto, il Venezia ha protestato per un contatto in area tra Bisseck e Lauberbach. In questo caso, Marelli ha appoggiato la decisione dell’arbitro e del VAR. Pur ammettendo un contatto di intensità maggiore rispetto ad altri episodi, lo ha ritenuto troppo leggero per giustificare un penalty, notando anche una certa accentuazione da parte dell’attaccante.
Precedentemente, al 15° minuto, era stata l’Inter a chiedere un rigore per un tocco di Helgason su Sučić. La dinamica ricordava un episodio passato che portò a un rigore, ma Marelli ha specificato che il contatto è stato minimo, quasi uno sfioramento con i tacchetti. Di conseguenza, ha giudicato corretta la scelta di non fischiare e di non procedere a una revisione video.
Infine, è stato fatto chiarezza su un presunto “fuorigioco di braccio”. L’esperto ha smentito questa interpretazione, precisando che la posizione irregolare era stata rilevata correttamente sulla spalla, una parte del corpo considerata valida per il gioco e dunque rilevante ai fini dell’offside. Si è trattato di una chiamata millimetrica, impossibile da cogliere a occhio nudo ma rilevata con precisione dalla tecnologia.








