Javier Zanetti, vicepresidente dell’Inter, ha raccontato il suo presente nel club e la sua filosofia di vita. L’ex capitano ha condiviso la sua visione su come un atleta possa continuare a crescere anche fuori dal campo, sottolineando l’importanza della preparazione.
L’ex bandiera nerazzurra ha rivelato di allenarsi quotidianamente per passione e benessere. Ha poi ripercorso gli ultimi anni da calciatore, culminati con la vittoria della Champions a 37 anni e il grave infortunio al tendine d’Achille a 39. “Non volevo finire in quella maniera”, ha confessato, ricordando il recupero record per giocare un’ultima volta a San Siro. La decisione del ritiro è maturata subito dopo, con la consapevolezza di “lasciare quando si sta ancora bene”.
Conclusa la carriera, il club gli ha offerto il ruolo di vicepresidente. “Ero felicissimo ma ho subito pensato: grande responsabilità, mi devo preparare”, ha spiegato. Il passaggio dal campo a riunioni di finanza e marketing lo ha spinto a studiare all’Università Bocconi, un percorso che consiglia a tutti i giovani atleti.
“Non bisogna aspettare la fine della carriera per iniziare a prepararsi al futuro”, ha affermato con decisione. La sua ambizione è essere un dirigente poliedrico, utile non solo per l’area sportiva ma anche per il marketing e i progetti sociali del club. “Studiare mi ha aperto la mente”, ha detto, evidenziando come la visione da calciatore sia molto diversa da quella dirigenziale.
Ha poi aggiunto che il talento da solo non basta: “Va alimentato e allenato tutti i giorni”. Ha spiegato che non tutti gli ex giocatori sono destinati a diventare allenatori, ma la preparazione permette di scoprire alternative e scegliere il percorso più adatto.
Infine, ha toccato il tema della salute mentale, un aspetto che a suo parere merita più attenzione. “Si sta iniziando a darle l’importanza che merita, ma non è sufficiente. All’Inter abbiamo capito che è fondamentale seguire anche questa parte”.
Ha concluso sottolineando che i calciatori non sono macchine e che la vita privata influisce sul rendimento. “È lì che dobbiamo stare attenti e lavorare”, ha affermato, promuovendo un approccio più umano e completo alla gestione degli atleti.







