Intercettazioni sul caso Cucchi. Uno degli indagati: “Ho solo eseguito un ordine”

Intercettazioni, testimonianze, nuove prove documentali. L'udienza dinnanzi ai giudici della Corte D'Assise ha portato diverse novità nel processo Cucchi. Nei prossimi giorni la deposizione del carabiniere che ha accusato i suoi due colleghi

Foto Daniele Leone / LaPresse

ROMA – Il racconto di testimoni e l’ascolto di intercettazioni nel processo sulla morte di Stefano Cucchi. 

Le testimonianze e uno stralcio delle intercettazioni

Il dabittimento, dinanzi alla Corte d’Assise del tribunale di Roma, è partito con la conversazione tra due indagati, Francesco Di Sano, piantone alla caserma di Tor Sapienza, e il cugino, l’avvocato Gabriele Di Sano. Il primo, parlando dell’annotazione sullo stato di salute di Cucchi che sarebbe stata modificata su ordine gerarchico, ha riferito, come riporta ‘Il fatto quotidiano’, di aver fatto “più del mio dovere, l’ho fatto in maniera impeccabile. Io ho eseguito un ordine in buona fede. Per un motivo ‘x’ hanno voluto cambiare l’annotazione – aggiunge – io questo non lo posso sapere. Se volevano nascondere qualcosa, o perché era scritta male la mia annotazione o perché l’avevo scritto con i piedi…Io l’ordine l’ho ricevuto dal comandante di stazione, la mail l’ha ricevuta lui”.

Cucchi disse: “Mi hanno pestato”

A Silvia Porcelli, in servizio presso il reparto di medicina protetta dell’ospedale ‘Pertini’, Cucchi disse di essere stato picchiato ma che non lo avrebbe ripetuto davanti agli agenti della penitenziaria e che quindi sarebbe stato inutile chiedere conferme. Poi la ricostruzione,  testimonianza di Giuseppe Flauto, della morte del geometra romano trovato senza vita verso le 6 di mattina. Il disperato, sembra, tentativo di rianimarlo, con la polizia penitenziaria che volle lasciarlo così per metterlo nella disponibilità del magistrato.

A breve sarà ascoltato il carabiniere che ha accusato i suoi due colleghi

Nei prossimi giorni sarà ascoltato dai giudici anche Luigi Silipo, capo della squadra mobile di Roma. Perché è stata ammessa la richiesta di integrazione relativa all’attività d’indagine successiva alle dichiarazioni di uno dei carabinieri imputati Francesco Tedesco. Il militare ha infatti effettuato una ricostruzione personale accusando due suoi colleghi del pestaggio. Da questa testimonianza potrebbero venir fuori nuovi importanti particolari. Di una storia triste, a tratti assurda, destinata a durare ancora a lungo.

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