Irlanda, trionfa il sì alla legalizzazione dell’aborto

I primi exit poll danno per certa la vittoria dei sostenitori dell'aborto

L'Irlanda al voto: referendum sull'aborto
A Yes voter poses with a badge as votes are counted in the Irish abortion referendum, at the RDS Conference centre in Dublin on May 26, 2018. Ireland looks set to "make history" by liberalising some of the strictest abortion laws in Europe, Prime Minister Leo Varadkar said as votes in the hard-fought referendum were counted on May 26, 2018. / AFP PHOTO / Paul FAITH

DUBLINO (Rita Sparano) – Giornata storica per l’Irlanda. Nel cattolicissimo paese, terra di un popolo conservatore, il referendum per la legalizzazione dell’aborto ha letteralmente trionfato. Il dato definitivo dello scrutinio ‘dice’ che i favorevoli all’interruzione volontaria di gravidanza hanno raggiunto il 66,4%, mentre il “no” si è fermato al 33,6%.

Gli exit poll

Il primo exit poll non mente: il 68% degli irlandesi ha votato per il sì, contro il 32% dei contrari. Queste le prime indagini raccolte da Ipsos per l’Irish Times, mentre la tv pubblica Rte parla addirittura di un 69,4% favorevole e 30,6 per il no. I 6.500 seggi sono stati aperti alle 7 ora locale e chiuderanno alle 22 (in Italia le 23). Bisogna dunque attendere la sera per il risultato ufficiale, ma, con queste percentuali, si può dire che i giochi sono quasi già conclusi.

Referendum storico per l’Irlanda

Il risultato così ottenuto segna una svolta epocale per l’Irlanda. Il paese, nell’introdurre uno dei diritti fondamentali per la donna, si allinea in questo modo al resto d’Europa. Niente più viaggi all’estero per abortire: le donne irlandesi portano a casa un risultato atteso da molto tempo. Le statistiche hanno finora mostrato infatti un importante flusso migratorio all’estero, una media di 3500 irlandesi che ogni anno erano costrette a viaggiare per interrompere la gravidanza. Il governo consentiva infatti l’aborto solo se effettuato al di fuori del paese. Il divieto di aborto in Irlanda era tra i più severi. Impediva, nei fatti, di abortire anche nei casi più estremi, come in seguito a stupro o incesto, e persino in presenza di anomalie che portano alla morte del bambino. Chi se ne sottoponeva illegalmente, rischiava fino a 14 anni di carcere.

Favorevoli e contrari

Il paese nei giorni scorsi ha vissuto un’intensa campagna referendaria. L’area urbana si era sempre schierata per il sì, in contrapposizione alle zone rurali del paese, decise per il no alla legalizzazione dell’aborto in Irlanda. La spaccatura non ha riguardato solo città e campagne, ma era in corso una lotta intestina fra generi e generazioni (anziani contro più giovani). La battaglia continua intanto su Twitter. Proprio tramite il noto social Peadar Toibin, deputato pro-life dello Sinn Fein, scriveva “No all’aborto on demand”. Contraria la risposta di Niall Horan, popstar ex One Direction molto nota in Irlanda, che aveva twittato: “Cmon Ireland! Facciamo la cosa giusta per le grandi donne della nostra nazione”. Presa di posizione apertamente sostenuta da Leo Varadkar, premier liberale di Dublino, gay dichiarato e promotore di un referendum “opportunità di una sola generazione” per mettere “fine ai viaggi della disperazione di troppe donne“.

 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome