Un’importante operazione di ripristino ambientale ha avuto successo nell’Area Marina Protetta delle Isole Egadi, in Sicilia. Il progetto, frutto della collaborazione tra l’Istituto per il Mare e il Ministero dell’Ambiente, ha permesso la riforestazione di oltre cinque ettari di fondale marino, restituendo vita a un ecosistema fondamentale per il Mediterraneo.
La Posidonia oceanica, spesso erroneamente confusa con un’alga, è una pianta marina superiore che forma estese praterie sottomarine. Queste praterie sono considerate i polmoni del nostro mare, capaci di produrre grandi quantità di ossigeno e di assorbire anidride carbonica. Svolgono inoltre un ruolo insostituibile nel proteggere le coste dall’erosione e offrono rifugio e nutrimento a centinaia di specie marine, molte delle quali di interesse commerciale.
Negli ultimi decenni, le praterie hanno subito un drastico declino a causa di attività umane come la pesca a strascico illegale, gli ancoraggi selvaggi e l’inquinamento. Per contrastare questa perdita, i ricercatori hanno sviluppato una tecnica innovativa che prevede l’impiego di strutture biodegradabili per l’ancoraggio delle talee, ovvero frammenti di pianta, al fondale.
Il processo si è articolato in diverse fasi. Inizialmente sono stati raccolti i frammenti di posidonia spiaggiati a seguito di mareggiate, evitando così di danneggiare le praterie esistenti. Successivamente, le talee sono state coltivate in laboratori specializzati e poi trapiantate sul fondale marino utilizzando i nuovi supporti ecocompatibili.
I risultati hanno superato le aspettative. A distanza di diciotto mesi dall’intervento, i monitoraggi hanno registrato un tasso di sopravvivenza delle nuove piante superiore al 90%. I biologi marini hanno inoltre osservato un significativo aumento della biodiversità locale, con il ritorno di specie ittiche che da tempo non frequentavano l’area. Le acque circostanti sono apparse più limpide, a testimonianza della ripresa dell’equilibrio ecologico.
Visto l’enorme successo dell’iniziativa, il Ministero ha già annunciato l’intenzione di estendere il programma ad altre aree marine protette della Sicilia e della Sardegna. Questo modello di restauro attivo rappresenta una speranza concreta per la salvaguardia del patrimonio naturale del Mediterraneo, dimostrando che con le giuste tecnologie e un impegno costante è possibile invertire la rotta del degrado ambientale.





















