In Italia si è registrato un preoccupante calo delle popolazioni di formiche autoctone. Questo fenomeno comporta un doppio danno per l’ambiente: mentre le specie locali si riducono, quelle invasive, spesso più aggressive, proliferano, alterando profondamente gli equilibri naturali.
Le cause di questa crisi sono molteplici e interconnesse. I cambiamenti climatici rappresentano un fattore primario: le formiche sono estremamente sensibili a variazioni di temperatura e umidità, e fenomeni come siccità prolungate, alluvioni e incendi hanno distrutto intere colonie. Anche l’uso massiccio di pesticidi in agricoltura ha avuto un impatto devastante, avvelenando non solo gli insetti target ma l’intero habitat e le fonti di cibo delle specie native.
A ciò si aggiungono l’urbanizzazione e la distruzione degli ecosistemi. La cementificazione e la deforestazione hanno ridotto drasticamente gli spazi disponibili per la costruzione dei formicai, che si trovano tipicamente nel terreno o nel legno. Infine, l’inquinamento del suolo da metalli pesanti, microplastiche e altre sostanze chimiche ha reso molti ambienti inospitali per la vita di questi insetti.
La diminuzione delle formiche ha conseguenze negative dirette sugli ecosistemi, poiché vengono a mancare le loro funzioni vitali. Questi insetti sono fondamentali per aerare il terreno, riciclare le sostanze organiche, controllare le popolazioni di altri insetti potenzialmente dannosi e contribuire alla dispersione dei semi di molte piante, un processo noto come mirmecoria.
In Italia, alcune specie sono risultate particolarmente a rischio. La Formica lemani, che vive in ambienti montani freschi, è minacciata dall’aumento delle temperature. La Formica lugubris, costruttrice di grandi nidi nei boschi di conifere, è vittima della deforestazione. La Myrmica sabuleti, infine, ha sofferto l’abbandono delle aree rurali e l’uso intensivo dei pesticidi.
Questo trend non è limitato al nostro Paese. Un recente studio che ha analizzato la biodiversità nell’arcipelago delle Fiji tramite tecniche genomiche ha rivelato che il 79% delle specie endemiche di formiche è in declino. Questa tendenza è coincisa con l’arrivo dell’uomo e l’agricoltura moderna, offrendo un’anteprima documentata di un mondo con sempre meno formiche.
Tuttavia, ognuno può contribuire a proteggere questi preziosi insetti. Nei propri spazi verdi, come giardini o balconi, è fondamentale evitare l’uso di insetticidi e limitare gli erbicidi, preferendo metodi naturali. L’aggiunta di pacciamatura (paglia, foglie) e compost arricchisce il suolo, mentre è importante non compattare il terreno ed evitare di distruggere i piccoli formicai, che sono innocui e aiutano nel controllo dei parassiti.



















