Oliver Bierhoff, ex attaccante e dirigente della federazione tedesca, è intervenuto al Festival dello Sport di Trento, condividendo la sua analisi sulla situazione del calcio italiano. Durante il suo intervento, ha svelato dettagli inediti sul tentativo di Paolo Maldini di guidare la rifondazione della Nazionale.
L’ex compagno di squadra al Milan ha confermato di aver avuto contatti diretti con Maldini quando quest’ultimo era stato incaricato di un ruolo dirigenziale per il rilancio azzurro. “Abbiamo parlato spesso al telefono, gli ho raccontato la mia esperienza e ho fatto il tifo per lui”, ha spiegato Bierhoff, sottolineando la grande determinazione del suo interlocutore. “Ho visto quanta grinta era pronto a mettere per la rifondazione del calcio italiano”.
Tuttavia, il progetto non è decollato. “Aveva le idee chiare, ma fin dall’inizio gli ho detto che devi sentire un sistema disposto a seguirti, anche in misure che possono fare male. Lui probabilmente non ha sentito questo sostegno”, ha aggiunto, facendo riferimento alle successive dimissioni di Maldini dall’incarico.
Attingendo alla sua esperienza con la Germania, Bierhoff ha indicato la via per una rinascita del movimento calcistico in Italia, evidenziando che non esistono scorciatoie. “Un cambiamento del genere non può avvenire in due o tre anni, serve tempo. Noi nel 2000 abbiamo cambiato il metodo di allenamento, l’educazione sportiva e abbiamo investito massicciamente nelle infrastrutture, negli stadi e nelle accademie”.
I risultati di questa programmazione si sono visti a distanza di un decennio. “Avevamo previsto dieci anni per vedere i frutti. E infatti nel 2010, ai Mondiali in Sudafrica, si è vista una Germania diversa, con giocatori molto più tecnici. Serve pazienza, ma anche convinzione e la forza di dire: ‘Dobbiamo cambiare'”.
Bierhoff ha poi espresso una valutazione critica sul presente, lamentando una carenza di talento ai massimi livelli. “Oggi c’è una mancanza di qualità. Con tutto il rispetto per ogni giocatore, l’Italia in passato ha avuto campioni come Baggio, Del Piero, Pirlo e Cannavaro. Anche guardando la Germania mi chiedo: quali sono i giocatori che incidono davvero in un grande club europeo?”.
Secondo l’ex dirigente, i veri campioni sono quelli che, come Lothar Matthäus ai suoi tempi, si trasferiscono in un campionato straniero e riescono a essere decisivi. “Quando sono arrivato io in Serie A, era tutto al top, anche i preparatori tecnici. Sembra che vi siate rilassati, perdendo la capacità di innovare e di cambiare”.





