La denatalità in Italia è spesso vista come una variabile demografica isolata. Tuttavia, un’analisi approfondita la rivela come un potente indicatore della sostenibilità complessiva di un Paese, capace di misurare la sua abilità nel garantire benessere, equità e continuità. Le scelte riproduttive, infatti, non sono puramente individuali, ma sono profondamente influenzate da condizioni strutturali.
ALEDIS ha avviato un progetto di ricerca per studiare queste dinamiche attraverso la lente della sostenibilità ESG (Environmental, Social, Governance), riconoscendo la natalità come un fattore sistemico. Non si tratta di un tema marginale rispetto alla transizione ecologica, ma di un elemento che definisce la capacità di una nazione di progettare il proprio futuro.
La dimensione ambientale della sostenibilità si fonda su un principio cardine: rigenerare le risorse che utilizziamo. Questo concetto si applica non solo all’acqua o al suolo, ma anche alle comunità umane. Un Paese che non crea le condizioni per permettere ai suoi cittadini di scegliere liberamente se e quando diventare genitori è un sistema che non si rigenera e, per definizione, non è sostenibile.
La transizione ecologica richiede visione a lungo termine e comunità resilienti. Senza nuove generazioni e senza fiducia nel domani, nessuna strategia climatica o energetica può rivelarsi pienamente efficace. La capacità di rigenerazione umana è quindi parte integrante della resilienza dei territori.
Anche la dimensione sociale è determinante. La denatalità funge da termometro per fattori come l’equità di genere, l’inclusione e il benessere dei lavoratori. Quando la parità nelle opportunità professionali e nella distribuzione dei carichi di cura manca, e quando la libertà di compiere scelte di vita come la genitorialità viene penalizzata, il tasso di natalità diminuisce.
Questo calo non deriva da “scarsa volontà”, ma dal fatto che il sistema socio-economico risulta insostenibile per le persone. La natalità misura, quindi, la capacità di un Paese di offrire servizi adeguati e modelli organizzativi compatibili con le esigenze della vita reale.
Infine, la qualità della governance, sia pubblica che privata, incide direttamente sulla natalità. Le imprese che adottano modelli di lavoro basati sui risultati, superano la cultura della presenza fisica e investono in trasparenza ed equità salariale, creano un contesto favorevole alla libertà di scelta.
Al contrario, aspettative irrealistiche sulla fascia d’età 25-50 anni e carriere che premiano la disponibilità totale hanno un impatto negativo non solo sulle scelte familiari, ma anche su produttività e competitività aziendale. Integrare la natalità nelle strategie ESG significa riconoscere che la sostenibilità riguarda anche il capitale umano.
Per approfondire queste tematiche, ALEDIS ha lanciato un osservatorio permanente sulla natalità come libertà di scelta. Il progetto analizzerà in modo sistematico le condizioni che influenzano la decisione di avere figli.
È stato sviluppato un questionario anonimo, rivolto a uomini e donne, per raccogliere dati su stereotipi di genere, aspettative lavorative, modelli di valutazione professionale ed equità. I risultati confluiranno in un Position Paper con raccomandazioni per imprese e istituzioni, con l’obiettivo di promuovere politiche che rendano la genitorialità una scelta possibile e non penalizzante.



















