Italia: campagna contro la vendita di crostacei vivi

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Benessere crostacei
Benessere crostacei

Una coalizione di otto associazioni animaliste, tra cui l’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA), ha lanciato la campagna “Anche i duri soffrono”. L’iniziativa, la prima di questo tipo in Europa, è nata per chiedere maggiore tutela per i crostacei decapodi, come granchi, astici e aragoste, spesso vittime di pratiche crudeli nella filiera commerciale.

L’alleanza, denominata “Dalla parte dei crostacei”, ha concentrato la sua azione in prossimità della Pasqua, un periodo in cui, come a Natale, aumenta il consumo di questi animali. La richiesta principale avanzata alle istituzioni italiane è di riconoscere ufficialmente i crostacei come esseri senzienti, capaci cioè di provare dolore, stress e sofferenza.

Questo riconoscimento normativo diventerebbe il presupposto per vietare pratiche oggi molto diffuse. Tra queste, la vendita di animali ancora vivi e la loro esposizione su letti di ghiaccio o in vasche con acqua gelida, condizioni che provocano agonie lente e silenziose. Durante le fasi di trasporto e vendita, questi animali subiscono infatti manipolazioni continue: vengono pesati, spostati e mostrati ai clienti, spesso con le chele legate per impedirne ogni movimento.

Tali situazioni generano un forte stress, anche se la loro sofferenza non è percepibile all’orecchio umano. A differenza di altri animali, i crostacei non emettono suoni che possano testimoniare il loro stato di malessere, ma la scienza ha dimostrato la loro capacità di provare dolore.

La consuetudine di mantenere i crostacei vivi fino al momento della cottura si fonda sulla convinzione, errata secondo le associazioni, che ciò garantisca una maggiore freschezza del prodotto. In alcuni contesti si ritiene addirittura che la cottura da vivo possa migliorare il sapore delle carni. La coalizione ha definito queste pratiche come inutili e crudeli.

Il principio della conservazione a freddo, se applicato correttamente lungo tutta la filiera, può garantire la stessa freschezza anche per prodotti già morti. Le associazioni hanno portato come esempio il pollame: nessun consumatore acquisterebbe un pollo vivo da macellare a casa per garantirsi la freschezza della carne.

Per portare il tema all’attenzione dell’opinione pubblica, la coalizione ha avviato una campagna di sensibilizzazione che coinvolgerà volontari e attivisti in tutta Italia. Saranno distribuiti manifesti e materiali informativi in luoghi di lavoro, circoli, bar e ristoranti, con l’obiettivo di promuovere una nuova consapevolezza. L’iniziativa si basa anche su un sondaggio che ha rivelato come circa il 60% degli italiani si dichiari sensibile al benessere degli animali, inclusi quelli destinati all’alimentazione.

L’obiettivo finale della campagna non è imporre una scelta vegana o vegetariana, ma eliminare le sofferenze non necessarie. Si chiede di promuovere modalità di gestione, commercializzazione e cottura più rispettose, aggiornando le normative per stabilire standard minimi di benessere anche per i crostacei. Perché, come ricorda lo slogan, anche dietro una dura corazza la sofferenza esiste e non può più essere ignorata.

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