Italia: il gasolio è tornato più caro della benzina

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Accise carburanti
Accise carburanti

La manovra di bilancio 2026 ha prodotto i suoi primi effetti visibili sui prezzi dei carburanti: in Italia, il gasolio è tornato a costare più della benzina per la prima volta dopo tre anni. Il prezzo medio nazionale del diesel in modalità self-service si è attestato a 1,666 euro al litro, superando quello della benzina, fermo a 1,650 euro al litro.

L’ultima inversione di questo tipo era avvenuta il 9 febbraio 2023, al termine della fase più acuta della crisi energetica. Il sorpasso attuale non è legato a dinamiche di mercato internazionale, ma a una precisa scelta fiscale del governo italiano.

Dal 1° gennaio 2026, infatti, è entrata in vigore una rimodulazione strutturale delle accise. L’aliquota sulla benzina è stata ridotta di 4,05 centesimi di euro al litro, mentre quella sul gasolio da autotrazione ha subito un aumento di pari importo. In questo modo, entrambe le imposte sono state allineate a 67,26 centesimi di euro per litro.

L’obiettivo dichiarato della misura è stato il superamento dei cosiddetti Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD). Il trattamento fiscale più favorevole di cui godeva il gasolio era considerato una forma di sussidio che incentivava l’uso di un carburante con un impatto ambientale maggiore in termini di alcuni inquinanti, portando l’esecutivo a intervenire per eliminarlo.

L’effetto sui listini finali non è dipeso unicamente dalla variazione delle accise. A questo si è sommato l’aumento del costo di miscelazione dei biocarburanti, stimato tra 1,5 e 2 centesimi al litro. Tale rincaro è stato parzialmente bilanciato dal calo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, che però non è stato sufficiente a neutralizzare l’impatto sul prezzo finale del diesel.

Con questo nuovo assetto fiscale, l’Italia ha raggiunto il primo posto in Europa per il peso delle accise sul gasolio, mentre per la benzina è scesa all’ottava posizione, dietro a nazioni come Francia e Irlanda. I dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy confermano il divario: al servito, i valori salgono a 1,803 euro per il diesel e 1,798 euro per la benzina.

Secondo le stime del Codacons, il riallineamento delle imposte genererà per lo Stato entrate aggiuntive di circa 552 milioni di euro nel 2026. Per gli automobilisti, l’impatto è immediato: un pieno da 50 litri di gasolio costa ora 2,47 euro in più. Su base annua, considerando due rifornimenti al mese, l’aggravio per autovettura sarà di circa 59 euro.

Andrea Cardinali, direttore generale dell’Unrae, ha sottolineato che la scelta di aumentare le accise sul diesel è stata una decisione autonoma del governo italiano, non un’imposizione dell’Unione Europea. Bruxelles si era limitata a chiedere l’eliminazione del differenziale fiscale, lasciando piena sovranità agli Stati membri.

Secondo Cardinali, questa misura difficilmente ridurrà l’utilizzo delle auto a gasolio già in circolazione, ma potrebbe influenzare le future decisioni di acquisto dei consumatori, orientandoli verso veicoli con motorizzazioni diverse in un mercato automobilistico già in sofferenza.

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