Italia: l’80% dei rifiuti raccolti è plastica

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Rifiuti dispersi
Rifiuti dispersi

L’ottanta percento dei rifiuti raccolti in Italia è costituito da plastica tradizionale, principalmente sotto forma di imballaggi e oggetti usa e getta. Questo è il risultato emerso dal nuovo studio di Legambiente, ‘Beach e Park Litter’, che ha monitorato la dispersione di rifiuti in aree naturali e urbane.

L’indagine, la prima condotta su scala nazionale con un focus specifico sulle bioplastiche, ha analizzato 40.388 rifiuti raccolti tra il 2021 e il 2024 in 10 spiagge e 10 parchi urbani della Penisola. Tra gli oggetti monouso più comuni sono stati trovati tappi, buste, bottiglie e bicchieri.

Oltre alla plastica, che rappresenta la stragrande maggioranza, il monitoraggio ha identificato altre categorie di materiali: metalli (6,8%), carta e cartone (5,9%), vetro e ceramica (3,6%), gomma (1,3%), tessuti (1,1%), legno lavorato (0,5%) e rifiuti alimentari (0,3%).

Un dato significativo riguarda le bioplastiche compostabili e biodegradabili, che costituiscono solo lo 0,2% del totale. Legambiente ha sottolineato come questo materiale non sia ancora contemplato nei protocolli di monitoraggio ufficiali europei.

Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, ha spiegato che lo studio vuole riportare l’attenzione sul problema dei rifiuti dispersi, che non riguarda solo la plastica tradizionale. “Si tratta perlopiù di prodotti monouso, tra le cause primarie del littering”, ha affermato. “L’inquinamento da rifiuti abbandonati continua a essere un’emergenza costante in Italia e una minaccia per la biodiversità, nonostante il recepimento della direttiva europea Sup”.

Per questo, Legambiente ha chiesto che l’Italia si impegni a ridurre i rifiuti in plastica applicando in modo più stringente la direttiva, ma anche colmando una lacuna normativa. Manca infatti una definizione chiara del concetto di “riutilizzabile” sia nella direttiva stessa sia nel decreto legislativo italiano che l’ha recepita (196/2021).

Sul fronte delle bioplastiche, la cui esenzione dalla direttiva fu criticata a livello europeo, l’associazione ha chiarito la sua posizione. “Rappresentano una valida soluzione che ha permesso al Paese di ottimizzare la gestione differenziata dei rifiuti organici e non sono diventate un problema, come confermano i numeri”, ha aggiunto Zampetti. Conoscere la loro tipologia e quantità permetterà di affinare i sistemi di raccolta e le politiche di prevenzione, una sfida ora affidata a un nuovo consorzio dedicato.

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