Il modello organizzativo della scuola finlandese, considerato uno dei più efficaci al mondo, è stato adottato in via sperimentale da una rete di oltre 90 istituti in Italia. L’iniziativa, sostenuta da enti come la Fondazione per la Scuola e la Fondazione Compagnia di San Paolo, mira a introdurre un approccio didattico che mette al centro il benessere e l’autonomia degli studenti.
Il sistema finlandese si distingue per alcune caratteristiche uniche. La scuola dell’obbligo inizia a 7 anni e non prevede una netta separazione tra ciclo primario e secondario. Questo favorisce la continuità didattica, permettendo spesso di mantenere gli stessi compagni e insegnanti per un lungo periodo. Il percorso di studi è diviso in due blocchi: il primo è comune a tutti, mentre il secondo viene personalizzato per assecondare le inclinazioni di ciascun alunno.
L’obiettivo principale non è la corsa al voto, ma “imparare a imparare”. Le lezioni sono incentrate su obiettivi chiari e attività concrete, con un forte ricorso a lavori di gruppo, progetti pratici ed esercitazioni guidate in classe. L’idea è ridurre l’ansia da prestazione e stimolare la curiosità, dando valore anche all’educazione alla vita pratica, con l’insegnamento di competenze come l’economia domestica e il rispetto delle regole comuni.
Una delle innovazioni più discusse è l’assenza di compiti a casa. Tutto il lavoro di studio e approfondimento viene svolto durante l’orario scolastico. Questa scelta permette di ridurre le disuguaglianze sociali, poiché non tutti gli studenti hanno a disposizione a casa gli stessi spazi o lo stesso supporto familiare. Inoltre, garantisce agli alunni un pomeriggio libero da dedicare ad attività extrascolastiche, al gioco e alla famiglia, proteggendo un tempo di qualità essenziale per la crescita.
Il benessere psicofisico dello studente è una priorità assoluta. Il modello prevede pause di 15 minuti ogni ora di lezione, considerate parte integrante della didattica e utili a ricaricare l’attenzione e la motivazione. Anche l’approccio alla valutazione è diverso: le votazioni numeriche sono ridotte al minimo, a favore di un feedback costante sull’apprendimento. L’errore non è visto come una colpa da sanzionare, ma come un’opportunità di crescita.
Al centro del sistema ci sono gli insegnanti, professionisti altamente qualificati e autonomi. Tutti possiedono una laurea magistrale e superano una selezione rigorosa, con un’attenzione particolare alla preparazione in pedagogia e didattica inclusiva. Lo Stato definisce gli obiettivi generali, ma lascia a docenti e scuole la libertà di scegliere metodi, tempi e strumenti per raggiungerli.
In Italia, la sperimentazione ha preso piede in diverse regioni. L’istituto “Della Rovere” di Urbania (PU) è stato il primo ad adottare il modello. A Torino e nella sua area metropolitana, diverse scuole hanno aderito nell’ambito del progetto “Città dell’Educazione”. Altri esempi significativi si trovano a Genova, Vercelli, Savona e Milano, dove la rete di istituti che applicano i principi della scuola finlandese è in continua espansione.





















