Italia: la svolta è integrare le tecnologie termiche

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Integrazione termica
Integrazione termica

La transizione energetica, fino ad oggi, non ha raggiunto gli obiettivi sperati. La strategia di sostituire semplicemente le fonti fossili con quelle rinnovabili si è rivelata insufficiente, lasciando irrisolti i problemi della dipendenza energetica e della stabilità delle forniture. Sarà necessario un cambio di paradigma che parta da un settore spesso trascurato: quello termico.

In Italia, il calore rappresenta la fetta più grande dei consumi energetici. Oltre il 60% del gas naturale viene impiegato per produrre calore per industrie, uffici e abitazioni. Intervenire su questo fronte significa non solo ridurre le emissioni, ma anche contrastare la povertà energetica, dato che il riscaldamento incide per il 70% sulla bolletta delle famiglie.

L’Italia possiede un vantaggio competitivo unico: una filiera termotecnica di eccellenza, leader mondiale con 1,6 milioni di addetti. Valorizzare questa industria, che produce internamente componenti di alta qualità, è una scelta strategica per garantire autonomia tecnologica e sicurezza degli approvvigionamenti.

La soluzione non risiede in un’unica tecnologia miracolosa, ma nell’integrazione sinergica di sistemi diversi. Non si tratta di scegliere tra pompe di calore, cogenerazione o cicli a recupero di calore (ORC), ma di farli lavorare insieme. Ad esempio, il calore a bassa temperatura recuperato da un motore di cogenerazione, che andrebbe altrimenti disperso, può alimentare una pompa di calore per produrre acqua calda a temperatura più elevata, massimizzando l’efficienza.

Un altro esempio virtuoso è l’accoppiamento tra un sistema ORC, che produce elettricità da calore di scarto ad alta temperatura, e una pompa di calore. Quest’ultima può utilizzare il calore residuo a bassa temperatura del ciclo ORC per generare ulteriore energia termica. Questi sistemi ibridi hanno trasformato uno spreco in una risorsa.

Questa integrazione può estendersi anche al di fuori dei confini industriali. Il calore in eccesso, valorizzato e gestito, può essere immesso in una rete di teleriscaldamento, fornendo un servizio alla comunità locale e creando un modello di economia circolare tra industria e territorio.

Per orchestrare questa complessità, un ruolo cruciale è svolto dai sistemi di accumulo termico. Tecnologie come i materiali a cambiamento di fase (PCM) permettono di immagazzinare il calore quando è abbondante o economico produrlo, per poi rilasciarlo quando serve. Questo svincola la produzione dal consumo, garantendo flessibilità e stabilità.

L’integrazione diventa ancora più potente se combinata con le fonti rinnovabili elettriche, come il fotovoltaico. Una pompa di calore può essere programmata per funzionare nelle ore di massima produzione solare, immagazzinando il calore prodotto per un uso successivo. Questo non solo massimizza l’autoconsumo, ma contribuisce anche a stabilizzare la rete elettrica, riducendo i picchi di prelievo.

In conclusione, la vera transizione energetica sarà costruita su una visione multidisciplinare. Abbracciare l’integrazione delle tecnologie termiche è l’unica via per creare sistemi energetici resilienti, efficienti e sostenibili. Per l’Italia, questa non è solo una necessità ambientale, ma un’opportunità per rafforzare un patrimonio industriale strategico e guidare il cambiamento a livello globale.

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