La fase difensiva della Nazionale italiana ha mostrato recenti segnali di fragilità. Nelle ultime due uscite la squadra ha subito tre reti, soffrendo contro il Belgio e non convincendo pienamente nemmeno nella ripresa contro la Turchia. Il problema principale sembra risiedere in una divergenza tattica tra le abitudini dei club e le scelte del commissario tecnico.
In Serie A, infatti, la maggior parte delle squadre adotta una linea difensiva a tre, un sistema a cui i giocatori sono abituati. Roberto Mancini, al contrario, ha sempre impostato la sua Italia con una difesa a quattro e non sembra intenzionato a cambiare modulo in vista della delicata partita contro la Francia. Questo passaggio da un sistema all’altro richiede un adattamento che finora ha causato scompensi.
Contro il Belgio, la difesa si è trovata in difficoltà a causa degli ampi spazi lasciati tra la linea mediana e quella arretrata. I movimenti degli avversari hanno messo a nudo i problemi di sincronia del reparto. Anche contro una Turchia meno propositiva, la difesa ha vacillato quando è stata attaccata in velocità, con i centrali che hanno faticato a mantenere le giuste distanze.
Il lavoro a Coverciano si sta concentrando proprio su questi meccanismi. Mancini punta a registrare i movimenti della sua linea a quattro, chiedendo maggiore attenzione e compattezza. Per la sfida di Parigi, le gerarchie sembrano definite solo in parte. Alessandro Bastoni, per esperienza e caratura internazionale, sarà il leader del pacchetto arretrato.
Sulle fasce non ci sono dubbi: a destra giocherà Michael Kayode, che ha impressionato per ritmo e spinta, mentre a sinistra tornerà Riccardo Calafiori dopo un turno di riposo. Il ballottaggio principale riguarda il partner di Bastoni al centro della difesa, con Giorgio Scalvini e Gianluca Mancini in lizza per un posto da titolare. La decisione finale arriverà solo a ridosso della partita.
Per garantire maggiore equilibrio, però, sarà fondamentale il contributo del centrocampo. Servirà un grande lavoro di protezione davanti alla difesa, con le mezzali chiamate a un maggiore sacrificio in fase di non possesso. La solidità difensiva, infatti, dipenderà dallo sforzo collettivo di tutta la squadra.




