Una regolamentazione ben progettata può diventare un fattore chiave per la competitività, favorendo una transizione ordinata e inclusiva. Lo ha spiegato Barbara Terenghi, direttrice Sostenibilità di Edison, sottolineando come la legislazione europea possa agevolare il sistema imprenditoriale italiano, sostenendone gli sforzi verso obiettivi ambientali, sociali e di governance.
Oggi la sostenibilità non è più un elemento accessorio, ma un fattore strutturale per l’evoluzione dei modelli di produzione e consumo. La sfida principale per le imprese consiste nell’integrare gli obiettivi ambientali nelle strategie industriali e finanziarie, allineandoli con le esigenze di crescita e innovazione. Questo percorso richiede investimenti significativi e una profonda capacità di analisi dei rischi e delle opportunità, a partire da quelle legate al cambiamento climatico.
In tale contesto, il quadro normativo europeo rappresenta un supporto fondamentale. Iniziative come il pacchetto Omnibus I hanno introdotto elementi di semplificazione negli obblighi di rendicontazione, senza compromettere la trasparenza. La direttiva CSRD, ad esempio, ha ridotto il suo perimetro di applicazione, escludendo le imprese medio-piccole per concentrarsi sulle grandi aziende, evitando così di sovraccaricare soggetti con minori capacità organizzative.
Questa semplificazione genera però una tensione per le grandi società, che devono comunque rendicontare gli impatti lungo la propria catena del valore, pur avendo fornitori non più soggetti a obblighi analoghi. Sebbene la normativa preveda tutele procedurali, come la possibilità di motivare la difficoltà nel reperire i dati, non risolve del tutto il problema della disponibilità delle informazioni a monte della filiera.
Per le imprese italiane, un contesto normativo più chiaro e armonizzato a livello europeo si traduce in una migliore comparabilità dei dati e in una maggiore credibilità verso i mercati finanziari. Questo permette di concentrare le risorse sulla realizzazione concreta delle strategie di decarbonizzazione, anziché sulla gestione burocratica degli adempimenti.
Edison stessa ha già allineato la sua rendicontazione alla direttiva europea, considerandola non solo un obbligo, ma uno strumento di dialogo e responsabilità. Dal 2006, l’azienda ha ridotto le proprie emissioni dirette di CO2 di oltre il 75%, passando da quasi 25 a circa 6 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel 2024.
L’impegno si concretizza in tre ambiti: produzione rinnovabile, sicurezza degli approvvigionamenti gas e servizi per la transizione energetica. Nel 2023 sono stati completati nuovi impianti eolici e fotovoltaici per 200 MW, e quest’anno verranno avviati cantieri per altri 500 MW. A questi si aggiungono 1,5 GW di capacità termoelettrica ad alta efficienza in Veneto e Campania e 8 impianti di biometano tra Italia e Spagna.
Attraverso le sue controllate, Edison promuove inoltre la decarbonizzazione e l’elettrificazione per famiglie e imprese. Un esempio è il modello di autoconsumo collettivo per i condomini, che consente di installare un impianto fotovoltaico sul tetto e condividere l’energia prodotta, favorendo l’uso di fonti rinnovabili a livello locale.



















