Italia: più corridoi ecologici nei piani regionali

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Reti ecologiche
Reti ecologiche

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) ha pubblicato il “Rapporto 2025: Le reti ecologiche negli strumenti di pianificazione territoriale regionale”. Questo lavoro rappresenta un punto di svolta per la conservazione della natura nel nostro Paese, fornendo una fotografia dettagliata e aggiornata di come le diverse Regioni e Province Autonome stiano integrando la connettività ambientale nelle loro normative.

Il rapporto è il risultato di un’ampia attività di ricognizione e analisi, avviata per fare il punto della situazione a più di vent’anni dalla pubblicazione delle prime indicazioni in materia, redatte nel 2003 dall’allora Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (APAT). Quel testo pionieristico aveva introdotto il concetto di “aree di collegamento ecologico funzionale”, ma un aggiornamento si era reso indispensabile per rispondere alle sfide attuali.

La creazione di infrastrutture verdi è fondamentale per contrastare la frammentazione degli habitat, una delle principali minacce alla sopravvivenza di molte specie animali e vegetali. Queste connessioni, o “corridoi verdi”, funzionano come ponti naturali che permettono alla fauna di spostarsi, ai semi di disperdersi e agli ecosistemi di mantenersi sani e resilienti. Senza questi collegamenti, le aree protette rischiano di diventare isole biologiche isolate e vulnerabili.

L’iniziativa di Ispra si inserisce in un quadro strategico ben definito: l’attuazione dell’obiettivo 3 della Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030. Questo obiettivo mira specificamente a garantire e ripristinare l’interconnessione degli ecosistemi, riconoscendola come un pilastro per la salvaguardia del patrimonio naturale italiano ed europeo. Il rapporto, quindi, non è un esercizio teorico, ma uno strumento operativo per orientare le future politiche di gestione del suolo.

Una delle novità più importanti del nuovo approccio è l’attenzione dedicata a sfide globali che vent’anni fa non erano così centrali nel dibattito. In primo luogo, i cambiamenti climatici, che costringono le specie a migrare verso altitudini o latitudini diverse in cerca di condizioni più favorevoli. Una rete ben pianificata può facilitare questi spostamenti, aumentando le possibilità di adattamento della fauna e della flora.

Il lavoro è stato realizzato con il supporto di un vasto gruppo di portatori di interesse a livello nazionale, che include enti di ricerca, amministrazioni pubbliche e associazioni. Questa collaborazione ha permesso di raccogliere e sistematizzare un’enorme quantità di dati sugli strumenti urbanistici e sulle norme vigenti in tutta Italia, offrendo un quadro completo e affidabile.

In conclusione, il Rapporto 2025 non si limita a descrivere lo stato dell’arte, ma pone le basi per un’azione concreta. Offre ai pianificatori e ai decisori politici gli elementi necessari per progettare un ambiente più permeabile alla natura, dove lo sviluppo umano possa coesistere in modo più armonico con le esigenze degli esseri viventi. Si tratta di un passo cruciale per costruire un futuro più sostenibile e resiliente per l’intero sistema Paese.

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