Italia: un progetto per proteggere i nostri mari

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Tutela marina
Tutela marina

Il 17 gennaio entrerà in vigore il Trattato globale sugli oceani, l’accordo delle Nazioni Unite finalizzato alla protezione dell’alto mare. Questo strumento è stato concepito per istituire Aree Marine Protette e raggiungere l’obiettivo del 30% di oceani difesi entro il 2030.

Nonostante oltre 80 Paesi lo abbiano già ratificato, tra cui potenze come Cina e Francia, l’Italia non figura ancora tra i firmatari. Il percorso di ratifica nel nostro Paese appare lontano, rallentato da rimpalli istituzionali, come già accaduto per altri accordi internazionali per la tutela del mare.

La situazione delle acque italiane è critica: meno dell’1% del mare beneficia di misure di conservazione efficaci. “Siamo ancora lontani dall’obiettivo di proteggere almeno il 30% dei mari italiani entro il 2030”, ha dichiarato Valentina Di Miccoli, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia. Le AMP esistenti sono poche e coprono una superficie insufficiente.

Per affrontare questa emergenza, un anno fa Blue Marine Foundation e Greenpeace Italia hanno lanciato il progetto “AMPower”. L’obiettivo è affiancare le Aree Marine Protette italiane nei loro processi di ampliamento, miglioramento della gestione e presa in carico dei siti Natura 2000, che spesso esistono solo sulla carta.

Le due organizzazioni agiscono come mediatori tra le AMP, il Ministero dell’Ambiente e l’ISPRA. Hanno identificato diverse criticità che ostacolano l’efficacia delle aree protette: gestione frammentata, mancanza di personale e fondi, scarsa sorveglianza e una regolamentazione inadeguata del turismo di massa.

Particolarmente grave è la condizione dei Siti di Interesse Comunitario (SIC) marini della rete Natura 2000. Questi siti, gestiti dalle Regioni, sono spesso privi di una governance chiara e di misure che li difendano da attività ad alto impatto, come la pesca a strascico.

Il progetto ha già prodotto risultati concreti. In Sardegna, nel SIC dell’Argentiera, e in Puglia, nell’AMP di Torre Guaceto, sono stati condotti monitoraggi scientifici in collaborazione con l’Università di Genova. Le analisi sullo stato del coralligeno e delle praterie di Posidonia hanno rivelato un buono stato generale, ma anche chiari segni di impatto umano.

Inoltre, presso l’AMP dell’Asinara si è tenuto un incontro per definire misure di mitigazione per il SIC dell’Argentiera. L’AMP di Torre Guaceto, invece, ha proposto una nuova zonizzazione per aumentare al suo interno le aree a massima tutela.

“AMPower vuole favorire la corretta protezione dei siti Natura 2000, oltre che delle AMP esistenti, attraverso l’affidamento della gestione di questi agli enti gestori delle AMP limitrofe”, ha spiegato Giulia Bernardi, project manager di Blue Marine Foundation. Il progetto si pone quindi come una sfida in un contesto in cui la conservazione è spesso vista come un ostacolo e non un’opportunità.

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