Angelo Alessio, ex allenatore in seconda della Juventus di Antonio Conte, ha rilasciato una lunga intervista in cui ha analizzato il presente e il futuro del club bianconero. Ha offerto una prospettiva basata sulla sua esperienza, toccando temi come il DNA della società e il processo di ricostruzione.
Alessio ha ricordato le parole di Boniperti, sottolineando come alla Juventus l’unico obiettivo sia sempre stato vincere. “Il secondo posto non era contemplato. Adesso si parla di quarto posto, ma in realtà è ancora così: alla Juve devi vincere, fine”.
Secondo l’ex vice di Conte, i periodi senza vittorie sono particolarmente pesanti a Torino, dove la pressione aumenta esponenzialmente e il clima si appesantisce. “Quello che ho imparato in quegli anni è che la Juve, prima o poi, torna. Torna sempre, ma attraverso un percorso di sofferenza, come può essere questo”.
La società sta cercando di fare il possibile, anche commettendo errori negli acquisti, che sono parte di ogni rinascita. La strada giusta, per Alessio, è una costruzione paziente: “Bisogna costruire piano piano con giocatori buoni, uno o due per volta, per creare dei pilastri in ogni reparto e sbagliare di meno”.
Ha poi rievocato l’inizio del ciclo vincente con Conte, un percorso che presenta delle analogie con quello attuale. “Tutto si allineò dall’inaugurazione dello Stadium. La squadra aveva un’ossatura forte con Buffon, Del Piero, Barzagli, Chiellini, e vennero inseriti tre o quattro innesti molto forti”.
Quella squadra non era la più competitiva, specialmente a confronto con il Milan dell’epoca, eppure riuscì a vincere lo scudetto contro ogni pronostico. “All’inizio si diceva di tornare in Champions. Ma in rosa c’erano sei o sette giocatori che avevano già vinto e quando Antonio ha fatto scattare l’interruttore, loro si sono trascinati dietro gli altri”.
Alessio ha inoltre evidenziato l’importanza di figure carismatiche per accelerare la crescita del gruppo, citando l’esempio di Carlos Tevez. “Parlava pochissimo, ma quando lo faceva nello spogliatoio calava il silenzio. Aveva un carattere micidiale e tutte le qualità che puoi cercare in un attaccante”.
Infine, ha confessato un grande rammarico legato alla sua esperienza in panchina: la semifinale di ritorno di Europa League persa contro il Benfica. “Se avessimo vinto, la finale era a Torino. È una cosa che mi dà fastidio ancora adesso, la vorrei proprio rigiocare”.








