La Juventus non ha convinto e la sua crisi di gioco ha trovato conferma nel deludente pareggio per 2-2 in Europa League contro il Rennes. Una prestazione opaca, che ha alimentato nuovi dubbi e critiche sulla gestione tecnica della squadra.
A commentare la situazione è stato Giuseppe Bergomi. L’ex difensore, oggi opinionista per Sky Sport, ha analizzato con lucidità le difficoltà della formazione torinese, puntando il dito contro un problema specifico che impedisce alla squadra di esprimersi con continuità.
L’accusa principale riguarda la continua variazione dei sistemi di gioco. “Il continuo cambiare moduli non aiuta ad avere certezze”, ha dichiarato Bergomi, sottolineando come questa instabilità tattica sia un ostacolo per la costruzione di un’identità solida. Contro il Rennes, ad esempio, è stato proposto un 3-5-2, ennesimo esperimento di una stagione complessa.
All’interno di questo schieramento, la posizione di Weston McKennie è apparsa “particolare”, come notato dal commentatore. Il centrocampista ha agito in un ruolo ibrido, con scambi di posizione che dovevano garantire imprevedibilità ma che hanno forse contribuito a una generale mancanza di punti di riferimento. La squadra ha faticato a trovare le giuste distanze e a sviluppare una manovra fluida, specialmente nella prima frazione.
Bergomi ha poi approfondito l’analisi sul 3-5-2, evidenziandone i limiti per la rosa attuale. “Se scegli di fare il 3-5-2, non hai un’alternativa ai due attaccanti”, ha spiegato. Manca un profilo duttile, capace di agire da seconda punta. L’ex difensore ha citato l’esempio teorico di un giocatore come Nico Gonzalez, ma ha specificato che l’impiego di un esterno in quel ruolo costringerebbe a rinunciare a un uomo di fascia, sacrificando l’ampiezza. Una soluzione, quindi, non praticabile.
La partita è stata lo specchio di queste incertezze. La Juventus, pur avendo sbloccato il risultato, ha sofferto per larghi tratti del primo tempo. Solo nella ripresa, dopo un calcio di rigore a favore che ha riacceso l’entusiasmo del pubblico, si è vista una reazione. La squadra è stata spinta dal calore dei tifosi, mostrando sprazzi di gioco migliore. Tuttavia, è stata una fiammata estemporanea, un impulso emotivo più che il frutto di una ritrovata organizzazione. La prestazione del primo tempo, secondo Bergomi, resta l’immagine di un collettivo in difficoltà, alla ricerca di una bussola tattica che tarda ad arrivare.




