Luciano Moggi, storico ex direttore generale della Juventus, è tornato a parlare delle strategie del club bianconero. Intervenuto ai microfoni di Radio Radio, ha espresso il suo parere su alcuni dei nomi più discussi in ottica mercato, non risparmiando giudizi netti e analisi dettagliate.
Il focus principale del suo intervento ha riguardato Teun Koopmeiners, centrocampista dell’Atalanta e grande obiettivo della dirigenza juventina. Moggi ha rivelato un dialogo avuto con l’allenatore Gian Piero Gasperini, che conosce l’olandese meglio di chiunque altro.
“Io ne parlo spesso con Gasperini, e mi ha spiegato una cosa che sarà sicuramente giusta, perché lui l’ha avuto come giocatore”, ha esordito Moggi. “A Koopmeiners non gli si deve dare un ruolo. Si deve mettere in campo e si deve cercare la posizione da solo. Se gli dai un ruolo, lo confondi e lui praticamente non c’è più”.
Questa analisi tattica apre scenari complessi sull’eventuale inserimento del giocatore nel sistema di gioco di Thiago Motta, un allenatore che fa della fluidità posizionale un suo marchio di fabbrica ma che richiede comunque grande disciplina. La libertà totale descritta da Gasperini potrebbe essere un’arma a doppio taglio, un potenziale da liberare o una fonte di anarchia tattica difficile da gestire.
L’ex dirigente ha poi aggiunto una considerazione di natura psicologica, legata al momento attuale del giocatore: “Io credo che in questo momento abbia proprio questa paura di ricevere la palla per paura di sbagliare”. Una pressione che potrebbe derivare proprio dalle insistenti voci di mercato e dall’aspettativa di un salto di qualità.
Moggi ha poi spostato la sua attenzione sul reparto offensivo, esprimendo un parere decisamente negativo su alcuni profili accostati alla Juventus. Riferendosi a nomi come Kolo Muani e Nick Woltemade, il suo giudizio è stato lapidario: “Gli attaccanti? Non avrei preso nessuno di questi”.
Su Woltemade, giovane attaccante tedesco, Moggi è stato particolarmente critico. “È troppo alto, e anche essendo troppo alto non colpisce bene di testa”. Il paragone con un gigante del passato è stato immediato e impietoso: “Alto come Ibrahimovic? No, no, non parliamo di questi due perché c’è differenza. Uno era un giocatore, questo è una brava persona”.
Con questa frase, Moggi ha voluto sottolineare una presunta mancanza di cattiveria agonistica e di killer instinct, qualità che ritiene indispensabili per un attaccante da Juventus. “Non posso giudicarlo come un calciatore che può dare una svolta a una squadra”, ha continuato, prima di ammettere: “Per esempio, è stato quello che ha dato l’imbucata per il primo gol della Juventus”, riferendosi a una recente amichevole.
Le parole di Moggi rappresentano una voce autorevole e spesso controcorrente nel dibattito sul futuro della Juventus. La sua analisi, che unisce retroscena tattici a giudizi caratteriali, delinea un quadro di scetticismo verso le attuali linee guida del mercato bianconero.
Spetterà ora alla dirigenza, guidata da Cristiano Giuntoli, dimostrare con i fatti la validità delle proprie scelte, costruendo una squadra competitiva in grado di tornare a lottare per i massimi traguardi, al di là delle opinioni e delle analisi degli addetti ai lavori.



