Fabrizio Ravanelli, storico ex attaccante, ha analizzato il momento della Juventus in una recente intervista. L’ex ‘Penna Bianca’ ha offerto la sua visione sul futuro della squadra, tracciando un percorso per il ritorno al vertice e valutando alcuni profili di mercato.
Secondo la sua analisi, il club potrà tornare a lottare per lo Scudetto nel giro di due o tre anni. Ravanelli ha sottolineato come la rosa attuale possegga già un nucleo solido, composto da sei o sette giocatori pronti per competere per il titolo. Ha evidenziato la forza del reparto difensivo e ha menzionato giovani come Yildiz e Alajabegovic quali basi per la ricostruzione.
L’opinione si è fatta più critica riguardo a Nick Woltemade. Ravanelli ha spiegato che il tedesco non corrisponde al profilo di prima punta di cui la squadra avrebbe bisogno. “Non è una prima punta, perché quando giochi prima punta devi attaccare bene il primo palo, essere forte di testa”, ha dichiarato, aggiungendo che il giocatore sembra più un sottopunta abile a giocare fuori dall’area.
Per l’ex attaccante, non si tratta di un acquisto che possa garantire il salto di qualità. La necessità, a suo parere, sarebbe quella di un finalizzatore puro, un centravanti capace di sfruttare i cross provenienti dalle fasce, citando come esempio ideale un profilo alla Osimhen.
Interrogato sulla questione del portiere, Ravanelli ha espresso una preferenza netta per Neto tra gli svincolati, elogiandone l’affidabilità, l’esperienza pregressa nell’ambiente bianconero e l’abilità con i piedi. Ha invece sconsigliato di tenere Radu in panchina, sostenendo che un portiere ha bisogno di giocare con continuità per non “arrugginirsi”.
Un grande elogio è andato a Luigi Palmisani, giovane portiere del Frosinone. “Mi ha stregato, mi sembra un predestinato”, ha affermato, lodandone la personalità e la fame agonistica, qualità che a suo dire trascendono l’età, come hanno dimostrato in passato campioni del calibro di Buffon e Donnarumma.
Infine, Ravanelli ha lanciato un appello per ritrovare uno “spirito di italianità”. Ha ricordato il suo periodo alla Juventus, quando la dirigenza seppe costruire un nucleo di talenti italiani come Torricelli, Di Livio e Del Piero, che si rivelarono fondamentali per le vittorie in campionato e in Champions League. Un modello che, secondo lui, la dirigenza dovrebbe seguire per costruire i futuri successi.




