Juan Cuadrado ha costruito una carriera lunga più di un decennio alimentandosi delle contestazioni del pubblico. Il suo percorso è stato segnato da trasferimenti controversi e da un atteggiamento in campo che ha spesso diviso le tifoserie, sia in Italia sia in Colombia.
Il primo capitolo di questa storia è iniziato con il suo arrivo alla Juventus. Il trasferimento, avvenuto dopo una breve parentesi al Chelsea, non ha cancellato il suo passato alla Fiorentina, storica rivale del club bianconero. I tifosi juventini lo hanno inizialmente accolto con scetticismo, ma l’esterno colombiano è riuscito a conquistare il loro affetto grazie a dribbling e prestazioni decisive. In otto stagioni a Torino ha vinto 11 trofei, diventando un simbolo di allegria per la squadra. Durante questo periodo, i fischi provenivano soprattutto dagli avversari, che ne temevano la velocità e la propensione a cadere in area di rigore.
La situazione si è capovolta con il suo passaggio all’Inter. La decisione di unirsi ai principali rivali della Juventus ha scatenato l’ira dei suoi ex tifosi, che lo hanno considerato un traditore. A complicare il suo arrivo a Milano c’era anche il ricordo di un controverso rigore ottenuto in un Juventus-Inter contro Ivan Perisic, episodio che aveva irritato a lungo l’ambiente nerazzurro. Un centinaio di tifosi interisti ha manifestato contro il suo ingaggio, ma il trasferimento si è concluso. Cuadrado ha poi alimentato le polemiche con gesti provocatori, come la partecipazione ai cori “Chi non salta è juventino” durante la festa scudetto, spingendo i tifosi bianconeri a chiedere la rimozione del suo nome dallo Stadium.
Neanche il suo recente ritorno in patria, dopo 17 anni in Europa, è stato tranquillo. L’atleta, oggi trentottenne, ha firmato per i Millonarios di Bogotà, acerrimi rivali dell’Independiente Medellín, il club che lo aveva lanciato. L’accoglienza dei suoi ex tifosi è stata gelida: durante la partita contro la sua nuova squadra, è apparso uno striscione con la scritta “Oggi ci visita Giuda il traditore” e il giocatore è stato bersagliato dai fischi per tutta la sua permanenza in campo.
Questa costante dialettica con il pubblico è diventata una cifra stilistica della sua carriera. Da Firenze a Torino, da Milano a Medellín, Cuadrado ha sempre innescato reazioni forti, trovando nelle critiche una spinta per continuare a competere ad alti livelli.








