La Dda accende i riflettori su Pianura e Miano: due quartieri lontani, uniti dall’ombra dei baby clan

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Oscar Pecorelli e Antonio Carillo
Oscar Pecorelli e Antonio Carillo
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NAPOLI – Due baby clan, composti da giovanissimi e intenzionati a conquistare spazio negli affari criminali, potrebbero essere sorti a Pianura e nell’area nord di Napoli. E’ questa una delle piste al centro dell’attenzione degli investigatori e della Direzione distrettuale antimafia, alle prese con una serie di sparatorie, ferimenti e omicidi che potrebbero segnalare nuovi equilibri nella geografia della camorra cittadina. Gruppi ancora in fase di formazione, senza necessariamente una gerarchia consolidata, ma che avrebbero già a disposizione armi e punterebbero a conquistare autonomia e visibilità, anche attraverso la violenza. Non si tratterebbe, dunque, soltanto di singoli episodi di criminalità giovanile, ma della possibile comparsa di nuove aggregazioni capaci di inserirsi nella gestione delle piazze di spaccio e di mettere in discussione gli assetti esistenti.

A Pianura i segnali di una possibile nuova fase di tensione sono arrivati con quattro stese in appena quattro giorni, nelle scorse settimane. L’episodio più grave si è verificato poco meno di un mese fa in via Francesco Arnaldi, dove un operaio peruviano di 59 anni estraneo agli ambienti criminali, è stato raggiunto all’occhio sinistro da un proiettile vagante mentre si recava al lavoro. Un uomo finito nel mezzo di una dinamica ancora da chiarire, che potrebbe avere radici nella contesa per il controllo degli affari illeciti. Gli investigatori della Squadra mobile e del commissariato di Pianura stanno cercando di ricostruire i raid e individuare i responsabili. Sullo sfondo ci sono i gruppi che da anni esercitano la propria influenza sul quartiere: le ipotesi investigative parlano di una tregua tra Marsicano e Santagata, mentre i Carillo-Perfetto continuerebbero a mantenere il proprio riferimento territoriale. A mettere in discussione questi assetti potrebbe essere proprio una nuova paranza di giovanissimi, intenzionata a costruirsi una posizione autonoma. Alcuni dei recenti raid potrebbero essere riconducibili a queste nuove leve, ma gli accertamenti sono ancora in corso. Il punto è capire se si tratti di ragazzi che agiscono per conto di organizzazioni già esistenti o di una componente che sta provando a ritagliarsi un proprio spazio, senza dover rispondere ai clan tradizionali.

Quando una nuova aggregazione tenta di affermarsi, la contesa non riguarda soltanto il mercato della droga, ma anche la capacità di imporre la propria presenza sul territorio. Le stese possono diventare uno strumento di intimidazione e una dimostrazione di forza, soprattutto in una fase in cui i rapporti tra i gruppi non appaiono del tutto definiti. Il timore è che l’emergere di una nuova componente possa rompere gli accordi e riaprire contrapposizioni in un quartiere segnato dalle faide tra Marfella, Lago, Pesce e Mele. Una storia criminale che rende particolarmente preoccupante la disponibilità di armi tra ragazzi sempre più giovani. Il rischio è che una competizione inizialmente circoscritta possa trasformarsi in uno scontro più ampio, con conseguenze difficili da prevedere anche per chi vive lontano dagli ambienti della camorra.

Dinamiche diverse, ma segnali altrettanto delicati, si registrano nell’area nord, tra Miano, Piscinola e il rione San Gaetano. Anche qui gli investigatori starebbero valutando la possibile formazione di un gruppo di giovanissimi, sullo sfondo di una sequenza di omicidi, ferimenti e sparatorie. La successione degli episodi non dimostra, tuttavia, l’esistenza di un’unica regia. Gli investigatori devono distinguere le azioni di gruppi strutturati da quelle di giovani criminali in cerca di visibilità o di soggetti che agiscono senza una precisa catena di comando. Una distinzione importante, perché non ogni sparatoria è necessariamente riconducibile a una strategia dei clan storici. Le organizzazioni più radicate possono continuare a gestire affari e relazioni mantenendo un profilo defilato, mentre le nuove leve si espongono nelle strade con comportamenti spesso impulsivi. La violenza ostentata, in questo scenario, può essere anche il tentativo di conquistare un potere che ancora non si possiede.

La nuova camorra, infatti, non deve necessariamente presentarsi con un nome riconosciuto, una struttura definita e una gerarchia consolidata. Può assumere forme frammentate, con aggregazioni che nascono, si alleano e si dividono nel giro di pochi mesi. Ma il ricorso alle armi e la volontà di affermarsi attraverso la paura possono trasformare rapidamente una tensione locale in un conflitto più ampio. E’ questo uno degli aspetti che preoccupano maggiormente gli investigatori: capire se i segnali provenienti da Pianura e dall’area nord siano l’espressione di due distinti tentativi di scalata criminale e quali rapporti possano avere con le organizzazioni già presenti. A pagare il prezzo più alto, ancora una volta, rischiano di essere i cittadini. Lo dimostra quanto accaduto a Pianura all’operaio, colpito mentre stava andando al lavoro. E’ il volto più concreto di una violenza che non rimane confinata agli ambienti criminali e può irrompere nella quotidianità di chiunque. Tra la periferia occidentale e quella settentrionale, la sfida per gli investigatori è individuare chi sta alimentando le nuove tensioni, ricostruire le responsabilità dei singoli gruppi e comprendere se dietro le sparatorie si stiano consolidando due nuove realtà criminali composte da giovanissimi.

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Domenico Cicalese
Originario dell'area Nord di Napoli, giornalista professionista, ha maturato a Cronache una lunga esperienza nella cronaca nera e giudiziaria. Ha curato i più importanti servizi sia relativi al capoluogo sia alla provincia di Napoli. Nel corso degli anni si è occupato di criminalità organizzata, di questioni sociali e occupazionali, di problemi del territorio, di politica e dei procedimenti giudiziari relativi ai principali fatti di cronaca nera, soprattutto nell'area Nord di Napoli e nel capoluogo partenopeo.

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