REGGIO EMILIA – Una serata conviviale, una grigliata tra amici per combattere il freddo pungente della Bassa, si è trasformata in un incubo nella notte a Fabbrico, rischiando di concludersi in tragedia. Sei giovani, tutti di origine indiana e di età compresa tra i 23 e i 26 anni, sono rimasti gravemente intossicati dalle esalazioni di monossido di carbonio, il cosiddetto “killer silenzioso”, all’interno di un’abitazione privata. Cinque di loro sono stati salvati grazie a un trattamento d’urgenza in camera iperbarica.
Il dramma si è consumato in un’abitazione nel cuore del comune reggiano, poco dopo la mezzanotte di ieri. Secondo una prima, ma già attendibile, ricostruzione effettuata dai Carabinieri della compagnia di Campagnola, intervenuti sul posto insieme ai Vigili del Fuoco, la causa è da attribuire a un gesto tanto comune quanto potenzialmente letale. Il gruppo di amici aveva organizzato un barbecue per cena. Una volta terminato di cucinare, con le temperature esterne che si facevano sempre più rigide, hanno pensato di sfruttare il calore residuo della carbonella per riscaldare l’ambiente.
Un braciere, utilizzato poco prima per cuocere la carne all’aperto, è stato quindi trasportato all’interno dei locali. Una decisione fatale. In un ambiente chiuso e con scarsa ventilazione, la combustione incompleta della carbonella ha rapidamente saturato l’aria di monossido di carbonio, un gas inodore, incolore e altamente tossico che, legandosi all’emoglobina nel sangue, impedisce il corretto trasporto dell’ossigeno ai tessuti. I giovani hanno iniziato ad accusare i primi sintomi: mal di testa, nausea, vertigini, fino alla perdita di sensi.
A lanciare l’allarme, rompendo il silenzio della notte e salvando di fatto la vita ai ragazzi, è stato il padre 58enne di uno dei coinvolti. Preoccupato, si è recato presso l’abitazione e ha trovato i giovani in stato di semi-incoscienza. La sua chiamata al 112, scattata attorno a mezzanotte, ha innescato una massiccia macchina dei soccorsi. Sul posto sono confluite a sirene spiegate diverse ambulanze del 118, una squadra dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Luzzara e una pattuglia dei Carabinieri.
I sanitari, compresa immediatamente la gravità della situazione, hanno prestato le prime cure e trasportato tutti e sei i giovani al pronto soccorso dell’ospedale di Guastalla. Dopo una prima valutazione e stabilizzazione, per cinque di loro si è reso necessario il trasferimento d’urgenza presso il centro iperbarico dell’ospedale di Fidenza, in provincia di Parma. Qui sono stati sottoposti a ossigenoterapia iperbarica, un trattamento salvavita che, aumentando la pressione dell’ossigeno respirato, permette di “lavare” il sangue dal monossido e ripristinare la corretta ossigenazione cellulare.
Fortunatamente, grazie alla tempestività dei soccorsi e all’efficacia delle cure, nessuno dei sei giovani versa in pericolo di vita. L’episodio riaccende drammaticamente i riflettori sulla pericolosità del monossido di carbonio, un nemico invisibile che ogni anno, con l’arrivo dei primi freddi, miete vittime a causa di imprudenze o malfunzionamenti degli impianti. Una tragedia, quella di Fabbrico, che solo per un soffio non ha avuto un epilogo ben più drammatico.




















