La ‘macchina dei soldi’ e il clan dei Casalesi. I rapporti tra Cristiano e Apicella

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Franco Cristiano e Pietro Apicella
Franco Cristiano e Pietro Apicella
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CASAL DI PRINCIPE – Una macchina di denaro. È così che sarebbe stato percepito negli ambienti della malavita il gruppo dedito alle truffe sui bonus edilizi, guidato, nell’ipotesi della Dda di Napoli, da Franco Cristiano, Salvatore Diana e Massimo Bianco. E quando si generano soldi facili, chi si muove nel mondo mafioso difficilmente resta a guardare. A ricostruire le attenzioni che soggetti ritenuti orbitanti attorno al clan dei Casalesi avrebbero rivolto a questa compagnia sono stati i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli. Nel monitorare tali contatti, gli investigatori hanno acceso i riflettori sui rapporti tra Cristiano e Pietro Apicella, figlio di Vincenzo, detto ‘La Roccia’.

Lo spaccato emerge dall’inchiesta sulle frodi fiscali legate ai crediti edilizi, culminata, lo scorso luglio, in un sequestro da oltre 21 milioni di euro. Parte dei proventi, stando alla tesi della Procura di Napoli, sarebbe stata destinata alla fazione Schiavone del clan dei Casalesi. È novembre 2021 quando Apicella viene intercettato mentre si lamenta con Cristiano: avrebbe distribuito denaro a diverse persone, ma non a lui. Cristiano cerca di rimediare, dichiarandosi pronto a procurargli 100mila euro. Il 3 gennaio 2022, parlando con un altro suo amico, torna a fare riferimento ad Apicella. Mostra al suo interlocutore un elenco di persone che gli devono soldi, citando cifre da 15mila fino a 130mila euro. Tra i nomi compare anche ‘Roccia’, identificato negli atti delle fiamme gialle con Pietro Apicella. Cristiano sostiene di vantare complessivamente crediti per 300mila euro.

I contatti, però, risalirebbero a qualche mese prima. Il 24 agosto 2021 Cristiano conversa con un uomo chiamato Pietro, che per gli investigatori, seppure con riserva, sarebbe proprio Apicella. Parlano di automobili e possibili truffe assicurative. Poi il discorso si sposta sui bonus edilizi. Vengono evocati guadagni da dieci milioni di euro in una settimana, attribuiti a Diana, Bianco e a un altro soggetto. Cristiano racconta che stanno inserendo pratiche “come i pazzi”. Ma c’è un altro episodio che, secondo la finanza, racconta la familiarità di Cristiano con determinati ambienti criminali.

Quando un mafioso esce dal carcere, è consuetudine che riceva visite nella propria abitazione: un gesto di rispetto, spesso accompagnato dalla consegna di denaro. Il 23 dicembre 2021 Cristiano avrebbe accompagnato Apicella a casa di Massimo Diana, detto ‘Maruzziello’, ex esponente del gruppo Iovine e successivamente avvicinatosi, secondo la Dda, ai Martinelli. Diana era amareggiato perché Apicella non si era presentato prima. Cristiano, stando alla ricostruzione dei finanzieri, avrebbe consigliato a quest’ultimo di consegnare 500 euro a ‘Maruzziello’ e di mettersi a sua disposizione nel caso avesse avuto bisogno di altro denaro.

A legare Cristiano e Apicella è anche il racconto del collaboratore di giustizia Vincenzo D’Angelo, genero del boss Francesco Bidognetti, che li descrive come amici d’infanzia. Un altro pentito, Francesco Barbato, ha invece collocato Apicella vicino alla fazione Schiavone. Nel maggio 2022 Apicella venne arrestato nell’inchiesta sul presunto sistema di imprese riconducibile allo zio Dante (già condannato per mafia nel processo Spartacus), per poi essere scarcerato.

Attualmente è imputato (a piede libero) per associazione mafiosa davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel procedimento che riguarda anche gli interessi dei Casalesi negli appalti ferroviari. La Procura gli contesta di aver gestito, sotto la direzione dello zio e del padre, attività imprenditoriali e investimenti nell’interesse della fazione Schiavone. Apicella è estraneo all’indagine sulle frodi dei crediti fiscali, così come Massimo Diana. Per tutti i soggetti citati nell’ambito della ricostruzione investigativa vale la presunzione d’innocenza fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile.

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