CASERTA – Prima le dichiarazioni di Antonio Scialdone, sindaco di Vitulazio. Poi quelle di Pasquale Crisci, ex vicepresidente della Provincia. Da quei racconti sono partiti gli approfondimenti della Procura di Santa Maria Capua Vetere sul rapporto tra Giovanni Zannini, consigliere regionale sospeso di Forza Italia, e Giuseppantonio Luserta, imprenditore casertano attivo nel settore delle cave e già finito al centro dell’inchiesta sulla cava Santa Lucia.
Le parole dei due ex amministratori hanno spinto gli investigatori ad approfondire il legame tra il politico mondragonese e l’uomo d’affari. Un rapporto che, ad oggi, viene letto non solo nella sua dimensione personale, ma anche in una possibile cornice politico-imprenditoriale. Scialdone e Crisci, infatti, hanno riferito agli inquirenti di un presunto sostegno di Luserta alle campagne elettorali di Zannini. Il primo ha parlato di eventi e iniziative politiche che sarebbero stati finanziati dall’imprenditore. Il secondo ha aggiunto un dettaglio ancora più personale: cene e persino abiti acquistati in boutique di Caserta che, secondo il suo racconto, sarebbero stati pagati da Luserta per il consigliere regionale.
Si tratta, naturalmente, di dichiarazioni ancora al vaglio degli investigatori e non di verità processuali accertate. Ma proprio da quelle parole sarebbero partiti gli approfondimenti dei carabinieri, che hanno ricostruito anche una fitta rete di interlocuzioni telefoniche tra Zannini e Luserta. Conversazioni nelle quali emerge un rapporto di forte confidenza, al punto che i due si chiamano “cugì”, cioè cugini.
In questo quadro si inserisce un elemento nuovo: il soggiorno di Zannini, nel luglio 2023, in una villetta sul mare a Santa Maria di Castellabate, riconducibile – sostengono i militari dell’Arma – a Luserta. Un fatto che, di per sé, non costituisce alcun illecito. È però uno dei tasselli su cui la Procura sta svolgendo verifiche per comprendere la natura complessiva dei rapporti tra il consigliere regionale e l’imprenditore.
Il dato emerge da una conversazione dell’8 luglio 2023 tra Zannini e una sua congiunta, estranea all’inchiesta. Il politico la avvisa di essere andato a Castellabate con alcuni ragazzi. Alla domanda della donna, che ricordava un diverso programma al Circeo, Zannini risponde di aver cambiato zona e motiva la scelta: quell’immobile gli sarebbe stato messo a disposizione da Antonio Luserta. Poi descrive la villetta: sul mare, in un condominio spettacolare, con il cancelletto direttamente sulla spiaggia.
Gli investigatori hanno verificato, attraverso le celle telefoniche, che il soggiorno in quella località sia effettivamente avvenuto tra l’8 e il 10 luglio 2023. Da controlli catastali è inoltre emerso che Giuseppantonio Luserta risulta proprietario di una quota di una villetta a Castellabate, in località Lago.
Il soggiorno viene richiamato anche in un’altra telefonata, intercettata il giorno precedente, tra Zannini e una dipendente dell’Asl di Caserta. Anche in quella conversazione il consigliere regionale racconta di aver cambiato itinerario: non più Circeo, ma Castellabate. Spiega di dover portare con sé quattro ragazzi e aggiunge che un amico, ‘Antonio’, ha una casa proprio a Marina di Castellabate, sulla spiaggia. La descrive come una villetta su due piani, con cucina moderna, piscina, campo di calcetto e accesso diretto al mare.
Il punto investigativo non è la vacanza in sé. Il tema, per gli inquirenti, è comprendere se la disponibilità di beni, favori o utilità si inserisse in un rapporto più ampio, collegato anche al ruolo politico rivestito da Zannini negli anni scorsi, quando era uno degli esponenti della maggioranza guidata dal governatore Vincenzo De Luca. Il consigliere regionale, infatti, è stato presidente della commissione Ambiente della Regione Campania, organismo che si occupa anche dell’indirizzo politico su materie legate alle cave. E il settore estrattivo rappresenta il cuore degli interessi economici della galassia imprenditoriale di Luserta.
Ad oggi questo spaccato non ha portato alla formalizzazione di contestazioni, almeno per quanto risulta. Ma i fatti sono stati annotati nell’indagine che ha coinvolto Zannini e che ha portato per lui al divieto di dimora in Campania per la vicenda riguardante i fondi intercettati dalla società Spinosa. In quel fascicolo Zannini e i patron di Spinosa rispondono, a vario titolo, di truffa, corruzione e falso.
Luserta è estraneo a questa indagine, ma è al centro di un altro fronte giudiziario: quello sulla cava Santa Lucia. In quel fascicolo, che non riguarda Zannini, la Procura di Santa Maria Capua Vetere ipotizza un patto corruttivo con l’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, mediato dall’avvocato Vincenzo Iorio. Secondo l’accusa, Luserta avrebbe avuto interesse a far inserire la cava tra i siti utilizzabili da Rete ferroviaria italiana per la gestione dei materiali provenienti dai lavori della Tav. In cambio, ipotizzano gli inquirenti, sarebbero passate somme attraverso consulenze ritenute fittizie. Marino, Luserta e Iorio sono indagati per corruzione e, come previsto dalla legge, restano innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Il nuovo filone sui rapporti con Zannini, allo stato e per quanto risulta a noi, non ha prodotto contestazioni formali a carico di Luserta per le vicende legate al consigliere regionale. Le dichiarazioni di Scialdone e Crisci restano elementi da riscontrare e valutare.
Le intercettazioni, però, restituiscono un rapporto fitto, confidenziale e politicamente sensibile. Un rapporto che gli investigatori stanno ricostruendo pezzo dopo pezzo: dalle telefonate ai soggiorni, dagli eventi elettorali alle partite dell’Ente idrico, fino al nodo più delicato, quello del possibile intreccio (tutto da accertare) tra disponibilità personali, interessi imprenditoriali e peso istituzionale.
Zannini e Luserta sono da considerare innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.















