Un recente rapporto scientifico ha gettato un’ombra preoccupante sulle acque del più grande lago d’Italia. Una squadra di ricercatori dell’Università di Milano ha infatti completato un’indagine approfondita che ha rivelato livelli di contaminazione da frammenti plastici nel bacino del Benaco molto più elevati di quanto stimato in precedenza, lanciando un serio avvertimento sulla salute dell’ambiente lacustre.
L’analisi, durata oltre diciotto mesi, ha esaminato campioni d’acqua e di sedimenti prelevati in diverse aree strategiche, dalle zone più turistiche del sud a quelle più tranquille del nord. I risultati hanno mostrato una densità media di quasi 150.000 frammenti per chilometro quadrato di superficie, con picchi che hanno superato le 300.000 unità in prossimità dei centri urbani e delle foci dei fiumi.
Tra i materiali più comuni identificati figurano il polietilene (PE) e il polipropilene (PP), provenienti da imballaggi e oggetti monouso, oltre a una significativa quantità di fibre sintetiche come poliestere e nylon.
Gli scienziati hanno individuato tre principali fonti di questo inquinamento invisibile. In primo luogo, l’intensa pressione turistica che ogni anno si concentra sulle sponde, con un conseguente abbandono di rifiuti e un sovraccarico dei sistemi di smaltimento. In secondo luogo, gli scarichi civili che, nonostante i sistemi di depurazione, non riescono a trattenere completamente le microfibre rilasciate dal lavaggio di indumenti sintetici.
Infine, il deflusso delle acque piovane dalle strade ad alta percorrenza, come la Gardesana, che trasporta nel lago residui derivanti dall’usura degli pneumatici. L’impatto sulla fauna locale è la preoccupazione maggiore, poiché queste minuscole impurità vengono scambiate per cibo dallo zooplancton, l’organismo alla base della catena alimentare acquatica.
Di conseguenza, gli elementi tossici si accumulano nei tessuti dei pesci che se ne nutrono, come il coregone e la trota, con effetti ancora in fase di studio sulla loro salute e capacità riproduttiva. Il rischio di bioaccumulazione minaccia l’intero delicato equilibrio dell’habitat.
Di fronte a questo scenario, il team di ricerca ha formulato una serie di raccomandazioni urgenti. Gli esperti hanno sollecitato le amministrazioni comunali del comprensorio a implementare politiche più restrittive sull’utilizzo della plastica monouso e a potenziare le infrastrutture di filtraggio delle acque reflue. Si discuterà in futuro di una possibile legge regionale per coordinare gli interventi.
La protezione del patrimonio naturale del Benaco richiederà uno sforzo congiunto e immediato. Lo studio ha fornito una fotografia chiara della situazione, sottolineando come non ci sia più tempo da perdere per invertire la rotta e garantire un futuro sostenibile a uno dei gioielli più preziosi d’Italia.



















