Simone Inzaghi, attuale tecnico dell’Al-Hilal, ha concesso un’intervista per commentare il primato in classifica della sua ex squadra, la Lazio. Le sue parole hanno rievocato l’ultima volta che i biancocelesti si erano spinti così in alto, nel 2020, con lui stesso in panchina. Quella stagione fu segnata da legittime speranze di Scudetto, poi infrante dall’arrivo della pandemia che fermò il campionato.
L’ex allenatore ha tracciato un parallelo tra la squadra di allora e quella attuale. “Si respira l’aria di quella stagione intorno al gruppo di Gattuso. Devono crederci”, ha affermato Inzaghi. “Devo dire che questa Lazio assomiglia molto alla mia, possiede caratteristiche tecniche e morali simili. Ciò che conta davvero è il gruppo, la capacità di isolarsi dal resto del mondo per concentrarsi sull’obiettivo”.
La gioia per i successi biancocelesti è evidente. “Vedere la Lazio prima in classifica mi rende felice. La squadra vola e Gattuso, che è un grande allenatore, si è inserito molto bene. I successi arrivano uno dietro l’altro”. Inzaghi ha insistito sull’atmosfera che si percepisce: “C’è qualcosa nell’aria di simile al 2020. Noi eravamo una famiglia e, anche se sono lontano, credo che a Formello si respiri la stessa atmosfera. Questo è un particolare che farà sempre la differenza. Non so come finirà il campionato, ma questa Lazio sta regalando forti emozioni”.
Il legame con il club romano rimane indissolubile, un sentimento profondo che va oltre la distanza. “Compatibilmente con i miei impegni, seguo sempre la Lazio. È il grande amore della mia vita calcistica. Devo moltissimo al club, non dimentico lo Scudetto vinto da giocatore e nemmeno i periodi difficili. Sarò grato per sempre alla società”.
La sua è una storia lunga ventidue anni, un percorso che lo ha visto prima calciatore e poi allenatore di successo. “È stata una cavalcata meravigliosa, la Lazio non potrà mai uscire dal mio cuore”, ha confessato. “Il mio consiglio è di procedere partita dopo partita, senza fare i conti con gli altri. In questo modo è tutto più semplice e anche più divertente”.
I ricordi di quella stagione sono ancora vividi, in particolare un momento chiave. “Non posso non ricordare la vittoria per 2-0 contro il Bologna, fu decisiva per il nostro salto in testa. L’Olimpico era pieno ed esplodeva di gioia, sembrava una festa senza fine”.
Infine, emerge il grande rammarico, una ferita mai del tutto rimarginata. “Ricordo la felicità dei tifosi, poi arrivò la pandemia, la lunga sosta, gli infortuni e una ripresa del campionato che non era più la stessa cosa. Non è arrivato lo Scudetto, ma è rimasta la consapevolezza di aver costruito una squadra fantastica. Certo, ho un rimpianto che mi porterò dietro: come sarebbe finita senza quella catastrofe chiamata Covid?”.








