Leclerc celebra Schumacher: “È il mio esempio”

19
Cronache sport formula1
Cronache sport formula1

Charles Leclerc ha reso omaggio a Michael Schumacher alla vigilia del Gran Premio d’Italia. Per celebrare i trent’anni dal primo successo del campione tedesco a Monza con la Ferrari, il pilota monegasco correrà con un casco, una tuta e delle scarpette speciali, decorate con sette stelle bianche, una per ogni titolo mondiale vinto dal Kaiser.

L’idea del tributo è nata dalla volontà di Leclerc di unirsi alle celebrazioni del team. “Quando ho saputo che la squadra voleva rendere omaggio a Michael, ho voluto adattare il disegno del mio casco a quello di Schumacher”, ha spiegato. “È un pilota che ha lasciato tantissimo alla Ferrari e per me è un esempio da seguire”.

Il legame di Leclerc con il Cavallino e con il campione tedesco ha radici profonde, nate durante l’infanzia a Montecarlo. “La sua Ferrari è uno dei primi ricordi che ho della Formula 1. Dal mio balcone vedevo correre le monoposto e quella rossa era la mia preferita”, ha raccontato. “È nato lì, negli anni dei successi di Michael, il mio amore per la Ferrari”.

Anni dopo, da giovane pilota di kart, ha avuto l’occasione di conoscerlo di persona. “Eravamo sulla pista di kart del Paul Ricard e Michael stava girando per dei test con la Formula 1. Io e gli altri bambini siamo andati a conoscerlo, ci siamo fatti firmare la tuta. È stato indimenticabile”.

A Maranello, il mito di Schumacher è ancora vivo e rappresenta una fonte di ispirazione. “Ho parlato con molte persone che hanno lavorato al suo fianco”, ha continuato Leclerc. “Quello che unisce i ricordi di tutti è la sua leadership, la capacità di spronare il team. Vedere come brillano gli occhi delle persone che mi parlano di lui è un incentivo incredibile per provare a tornare a vincere”.

Il fatto che anche Schumacher abbia dovuto attendere alcuni anni prima di trionfare con la Rossa è un incoraggiamento per Leclerc. “Ha creduto nel gruppo e ha sempre stretto i denti. È qualcosa di ispirazionale, anche se cerco di non paragonare la mia storia a quella di un altro pilota”.

Il sogno di correre per la Ferrari è stato coltivato a lungo. Leclerc ha ricordato la sua prima visita a Maranello con Jules Bianchi, quando non gli fu permesso di entrare perché non aveva i permessi. “Restai fuori a guardare, sognando un giorno di farne parte”. Quel sogno si è poi avverato con una telefonata memorabile dell’allora team principal, Maurizio Arrivabene, che dopo uno scherzo gli ha comunicato il suo ingaggio per la stagione successiva.

Il legame con l’Italia è diventato solidissimo, specialmente dopo la vittoria a Monza nel 2019. “Mi sento italiano. Ho passato molti anni qui ai tempi dei kart e mi sono sempre trovato bene”, ha ammesso. Ha poi raccontato un aneddoto curioso: “Il lunedì dopo la gara, la Polizia mi ha fermato per farsi firmare una copia del giornale con la mia faccia in prima pagina. È stato incredibile”.

Per Leclerc, la Ferrari non è solo una scuderia, ma qualcosa di più profondo. “È una famiglia grande, fatta di persone che amano alla follia la stessa cosa e che vivono intensamente le emozioni. Una famiglia che racchiude anche tutti i nostri tifosi e chi, in passato, ha scritto la sua storia”.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome