Con l’arrivo dell’inverno, la scarsità di cibo e il freddo spingono molti animali ad attuare sorprendenti strategie di adattamento. La più nota è il letargo, uno stato di quiescenza che va ben oltre un semplice sonno prolungato.
Durante il letargo, le funzioni vitali sono ridotte al minimo: la temperatura corporea si abbassa, il battito cardiaco rallenta e la respirazione diventa quasi impercettibile. Questo stato permette di consumare pochissima energia, garantendo la sopravvivenza nei mesi più difficili.
I mammiferi sono gli specialisti del letargo. La preparazione inizia in autunno con l’accumulo di grasso o con scorte di cibo. Queste riserve sono cruciali per superare l’inverno al riparo in una tana.
Il loro metabolismo rallenta drasticamente. Tra gli esempi più noti ci sono i ghiri, famosi per il sonno profondo, gli orsi, che riducono al minimo le funzioni vitali, e i pipistrelli, che svernano in colonie, spesso a testa in giù.
Per i rettili, animali a sangue freddo, il discorso cambia. Incapaci di regolare la temperatura interna, con il freddo non riescono a muoversi o digerire. Entrano così in brumazione, uno stato di torpore indotto dalla temperatura più che dalla mancanza di cibo.
Cercano rifugi sotterranei che garantiscano una temperatura stabile e vi restano quasi immobili. Le testuggini, ad esempio, possono restare in brumazione da ottobre ad aprile, mentre per lucertole e serpenti i periodi possono essere più brevi.
Anche gli anfibi vanno in brumazione. Specie acquatiche come alcune rane svernano sul fondo degli stagni, mentre altre si rifugiano nel terreno. Esistono rane capaci di sopravvivere al congelamento parziale del proprio corpo.
I pesci d’acqua dolce entrano invece in un torpore invernale. Con il calo della temperatura dell’acqua, rallentano le loro funzioni e si spostano verso il fondale, riducendo al minimo l’attività motoria e l’alimentazione.
La maggior parte degli uccelli ha scelto una via diversa: la migrazione verso climi più caldi. Esiste però un’eccezione, il succiacapre nordamericano, che affronta l’inverno entrando in un torpore simile al letargo.
Questi meccanismi, dal letargo alla brumazione, dimostrano la straordinaria capacità di adattamento del mondo animale, una perfetta testimonianza della resilienza della natura.





















