Litio dai pozzi geotermici: parte il test a Cesano

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Litio geotermico
Litio geotermico

È stato avviato nel Lazio il progetto Brain per l’estrazione del litio dai pozzi geotermici di Cesano, un’area situata a circa 30 chilometri da Roma. L’iniziativa, che segna un primo passo verso la valorizzazione sostenibile delle materie prime critiche, è guidata da Rina in collaborazione con Energia Minerals, società controllata dall’australiana Altamin, e l’Università dell’Aquila.

Il programma ha preso il via con un investimento iniziale di 2,8 milioni di euro, assicurandosi un finanziamento di circa 2,1 milioni dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. La parte restante dell’investimento sarà a carico dell’azienda partner. L’obiettivo principale consiste nella ricerca e nel futuro sfruttamento di minerali grezzi critici presenti nella salamoia geotermica dell’area laziale.

Il cuore del progetto sarà la realizzazione di un impianto pilota, pensato per collegare la ricerca scientifica con il futuro sviluppo industriale. Elisa Acciardo, Sustainable Fuels e Storage Manager di Rina, ha sottolineato che si stanno già conducendo gli studi per l’estrazione delle materie prime, completando la caratterizzazione delle salamoie. Parallelamente, è in corso lo sviluppo della modellizzazione preliminare per la costruzione dell’impianto, per il quale è previsto un investimento di circa un milione di euro.

Rina si occuperà anche della redazione dello studio di fattibilità, dell’analisi del ciclo di vita del processo e della valutazione di impatto ambientale. Per il partner italo-australiano, il progetto rappresenta un’opportunità strategica, in linea con il Decreto Minerario italiano, il Regolamento UE sulle Materie Prime Critiche e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU. Si punta a recuperare non solo litio, ma anche boro e potassio.

Il processo di lavorazione adotterà un approccio innovativo e sostenibile. Verrà utilizzata l’energia rinnovabile proveniente dalle stesse salamoie geotermiche ad alta temperatura per alimentare un processo di evaporazione meccanica convenzionale. Questa tecnologia permetterà di evitare l’uso di grandi vasche di evaporazione superficiali, riducendo l’impatto sul paesaggio.

La fase pilota avrà una durata di circa 18 mesi. Durante questo periodo, l’Università de L’Aquila si occuperà della caratterizzazione delle salamoie e della ricerca per ottimizzare i processi di estrazione. All’orizzonte c’è l’intenzione di evolvere verso un progetto su scala industriale, con l’obiettivo di attrarre banche e nuovi investitori.

L’interesse per la geotermia come fonte di energia e materie prime sta crescendo in diverse aree d’Italia. Sono state infatti presentate richieste di permessi per l’esplorazione in varie regioni, dalla Sardegna all’Emilia-Romagna, passando per la Toscana e il Veneto, confermando un trend nazionale.

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