“L’onda lunga”: la crisi climatica vista da una balena

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Accusa ecologica
Accusa ecologica

“L’onda lunga”, romanzo d’esordio di Mariano Rose edito da Las Vegas Edizioni, ha costruito una narrazione potente che usa l’elemento fantastico per analizzare la società contemporanea. L’opera affronta con lucidità temi come l’ambientalismo, l’influenza dei media e le ambigue connessioni tra politica e popolarità.

La storia si sviluppa attraverso tre decenni, descrivendo una deriva collettiva che ha coinvolto istituzioni, opinione pubblica e gli stessi movimenti ecologisti. La scelta di una protagonista non umana rende il racconto ancora più spietato e diretto.

Tutto ha inizio nel 2019, quando una balena tenta il suicidio spiaggiandosi volontariamente. Salvata in extremis dai volontari di Greenpeace, la creatura viene battezzata Blues. Il mondo intero rimane sconvolto quando scopre la sua incredibile peculiarità: Blues parla la lingua degli esseri umani.

In poco tempo, la balena si è trasformata in un caso mediatico globale. È diventata il simbolo vivente dell’emergenza ambientale, ma anche una celebrità contesa da tutti: un testimonial pubblicitario, un ospite televisivo fisso e persino il frontman di una band musicale. Il suo status di “balena americana” la proietta nell’olimpo delle icone pop.

Nel romanzo di Rose, la crisi ecologica non è un semplice sfondo, ma la struttura portante della trama. Blues incarna la ferita del pianeta: non rappresenta solo una specie a rischio, ma la Natura stessa che ha deciso di prendere la parola per esprimere un giudizio sull’umanità. L’ecosistema smette di essere uno scenario passivo per diventare un soggetto attivo, dotato di coscienza e memoria.

Il tentato suicidio iniziale non è stato un gesto di disperazione individuale, ma un lucido atto politico. Blues ha deciso di morire dopo aver assistito per decenni al degrado degli oceani, trasformati in un ambiente ostile a causa dell’inquinamento acustico, dell’invasione della plastica e dello sfruttamento delle risorse. Il suo gesto è diventato la forma più estrema di protesta.

La narrazione compie poi un salto temporale fino al 2049. Un gruppo di psicologi, su incarico del partito ecologista Fronte Natura, sottopone Blues a una lunga intervista per valutarne l’idoneità al reinserimento in natura. Il cetaceo, però, ha altri piani: vuole raccontare la sua versione della storia per convincere tutti che l’unica libertà che le resta è un’altra.

Rose ha descritto con ironia pungente il meccanismo con cui la società dello spettacolo assorbe e neutralizza ogni forma di protesta. Blues partecipa a conferenze, incide dischi e trasforma il suo dolore in un prodotto culturale. La sua lotta viene convertita in marketing e il suo messaggio in intrattenimento. Sebbene l’attenzione pubblica sul tema cresca, i problemi di fondo restano irrisolti.

Il titolo, “L’onda lunga”, simboleggia perfettamente il concetto di responsabilità differita nel tempo. Proprio come un’onda che continua a propagarsi, ogni azione umana, specialmente in campo ambientale, produce conseguenze durature. Le emissioni di oggi determinano il clima di domani. È la memoria ecologica che non si può cancellare.

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