Jo Powell, una donna di 44 anni, ha fondato a Londra un’impresa di pulizie del tutto particolare, la Hoarder Clean Up UK. La sua missione va oltre la semplice igiene: combatte un problema ambientale spesso invisibile che si annida nelle abitazioni, quello generato dal disturbo da accumulo compulsivo.
Il suo campo d’azione sono le case, principalmente nell’area di Londra e nel sud-est dell’Inghilterra, trasformate in veri e propri magazzini incontrollati. La disposofobia, infatti, non è solo una condizione psicologica, ma rappresenta una seria criticità per la gestione dei rifiuti. Migliaia di oggetti, spesso ancora nuovi o in buone condizioni, vengono ammassati fino a rendere gli spazi inabitabili, destinati a diventare tonnellate di scarti indifferenziati.
L’intervento di Jo Powell si è rivelato un modello efficace di economia circolare su piccola scala. Il suo approccio è metodico e richiede una grande sensibilità. La prima fase dell’intervento consiste in un’attenta analisi della situazione, durante la quale non si limita a pianificare la pulizia, ma valuta il potenziale di riutilizzo di ogni cosa. Ha dedicato la prima ora di ogni lavoro per stabilire un rapporto di fiducia con i suoi clienti.
Solo dopo aver creato un clima di comprensione, inizia la fase operativa. Invece di riempire indiscriminatamente sacchi per la spazzatura, il team di Jo Powell aiuta le persone a separare ciò che può essere donato, riciclato o deve essere necessariamente smaltito. Questo processo di “cernita assistita” è cruciale: trasforma un potenziale rifiuto in una risorsa per qualcun altro, riducendo drasticamente la quantità di materiali destinati alla discarica.
Il suo metodo tratta la situazione con delicatezza e rispetto, consapevole che dietro l’accumulo si celano spesso vergogna, ansia e profonde depressioni. Powell offre un supporto emotivo che si è rivelato fondamentale per convincere i clienti a separarsi dai beni superflui. È una competenza che ha sviluppato anche a causa di un passato personale segnato da gravi lutti, che le ha permesso di comprendere a fondo il legame tra sofferenza psicologica e attaccamento materiale.
L’iniziativa è nata quasi per caso, specializzando la sua normale attività di pulizie in un segmento di clientela con bisogni complessi. Il successo del suo lavoro dimostra come un intervento sociale mirato possa avere ricadute positive dirette sull’ambiente. Ogni casa “liberata” da Jo Powell non è solo uno spazio restituito alla vivibilità, ma anche un piccolo, significativo, passo verso la riduzione dello spreco e la promozione di un modello di consumo più consapevole e sostenibile.



















