Lucca: liceali studiano i rifiuti come reperti

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Archivio sociale
Archivio sociale

Le classi IA e IVA del Liceo delle Scienze Umane ‘Paladini’ di Lucca hanno partecipato a un innovativo percorso educativo legato alla mostra ‘Archeoplastica’, promossa dal Consorzio di Bonifica Toscana Nord. L’iniziativa ha permesso agli studenti di osservare i rifiuti marini come veri e propri reperti culturali, capaci di raccontare il nostro stile di vita e i modelli di consumo.

La visita si è trasformata in un’esperienza di ricerca. Ogni oggetto recuperato dal mare, da un frammento di plastica a una bottiglia, è diventato testimone della nostra epoca e delle scelte spesso compiute senza consapevolezza. La mostra è diventata così un laboratorio interdisciplinare che ha unito antropologia, sociologia ed educazione civica.

Gli studenti hanno analizzato gli oggetti come documenti sociali, indagandone origine, composizione e impatto ambientale. Per gli alunni più giovani, è stata un’occasione per sviluppare empatia, leggendo negli oggetti tracce di responsabilità collettiva. Per i più grandi, è diventato uno strumento di analisi critica per capire come i detriti marini riflettano le disuguaglianze dell’Antropocene.

«Il percorso ha permesso di approfondire il legame tra rifiuti e stratificazione sociale», ha spiegato la professoressa Nunzia Cotrufo. Gli studenti hanno analizzato come la scelta di alternative sostenibili sia spesso un privilegio, i cui costi ambientali ricadono in modo sproporzionato sulle fasce più fragili della popolazione.

«’Archeoplastica’ è uno strumento di consapevolezza collettiva», ha evidenziato Dino Sodini, presidente del Consorzio di Bonifica Toscana Nord. «Vedere una scuola trasformare questa esperienza in un percorso di studio dimostra che la cultura della cura può mettere radici. L’obiettivo è far capire che la tutela ambientale è un atto di giustizia».

L’esperienza ha trasformato la percezione del mare, non più visto come una discarica ma come un archivio sociale. I rifiuti diventano documenti che raccontano ingiustizie e possibilità di cambiamento. In questo modo, l’educazione si è confermata uno strumento di responsabilità, preparando i giovani a un futuro più sostenibile.

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