Lupi in Italia: scienziati contro l’allarmismo

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Informazione responsabile
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Un gruppo di studiosi, ambientalisti, fotografi naturalisti e giuristi ha lanciato un appello contro la narrazione mediatica sul lupo in Italia, definita allarmistica e lontana dalla realtà scientifica. Con una lettera aperta, hanno chiesto a stampa e comunicatori un ritorno al rigore e alla responsabilità nel descrivere un predatatore essenziale per l’equilibrio ecologico del Paese.

L’iniziativa ha preso le mosse dalla diffusione di titoli sensazionalistici come “Emergenza predatori” o “Lupi vicino alle case”, spesso ripresi senza verifiche e capaci di generare un clima di timore infondato. I firmatari hanno denunciato un modello comunicativo che confonde i lupi con i cani-lupo cecoslovacchi, attribuisce alla specie azioni mai avvenute o decontestualizza episodi isolati.

Questa rappresentazione contrasta con i dati scientifici. L’aumento della popolazione di lupi non deriva da reintroduzioni, ma da una dinamica spontanea che interessa tutta l’Europa da decenni. La moltiplicazione degli avvistamenti è legata alla diffusione di fototrappole e smartphone, non a una maggiore aggressività. Fattori umani come frammentazione dei boschi e cantieri spingono gli animali a usare corridoi più esposti, dove vengono facilmente ripresi. Anche i giovani esemplari in dispersione seguono un comportamento fisiologico e non stanno “attaccando le città”.

Antonio Iannibelli, fotografo naturalista, ha raccontato di non essersi mai sentito in pericolo nei boschi, temendo piuttosto il bracconaggio. L’etologo Francesco De Giorgio ha spiegato che la nostra percezione è un prodotto culturale plasmato da secoli di fiabe e ha proposto una “educazione all’animalità” come antidoto. L’attivista Daniela Stabile ha invitato a frequentare la natura prestando attenzione ai reati umani, come l’abbandono di rifiuti e gli incendi, non agli animali selvatici, che se rispettati sono elusivi.

La lettera ha inoltre ricordato che il lupo è una specie rigorosamente protetta dalla Direttiva Habitat, dalla Convenzione di Berna e dalla legge italiana. L’uccisione è un reato penale, così come la diffusione di notizie false che creano allarme sociale. Un’informazione inaccurata può alimentare tensioni e legittimare atti di ostilità, mettendo a rischio la fauna. Per questo, i media sono stati invitati a consultare biologi, etologi e guardiaparco prima di pubblicare.

L’obiettivo dell’appello non è dipingere un quadro idilliaco, ma superare l’immagine del lupo-demone per restituire la complessità di un animale selvatico con cui è possibile convivere. Per farlo, servono conoscenza, rispetto e responsabilità. I firmatari hanno concluso che un’informazione corretta è un presidio per la conservazione, fondamentale per costruire un futuro in cui esseri umani e fauna possano condividere i territori senza paure ingiustificate.

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