Lupo: associazioni contro il declassamento in Italia

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Tutela lupo
Tutela lupo

In una recente conferenza stampa tenutasi al Senato, un fronte compatto di associazioni ambientaliste (ENPA, LAV, LNDC, WWF, Fondazione Capellino), giuristi e politici si è opposto con forza all’ipotesi di declassare il lupo da specie “rigorosamente protetta” a “protetta”. La richiesta principale avanzata è stata quella di una moratoria di almeno un anno per fermare decisioni affrettate.

Il senatore Peppe De Cristofaro ha aperto i lavori, chiarendo che la proposta, inserita in un provvedimento di legge, arriverà presto in Parlamento. Ha sottolineato un punto giuridico cruciale: la modifica della direttiva europea non impone all’Italia un arretramento automatico, lasciando margine alle normative nazionali. Per questo, la scelta di indebolire la tutela di un simbolo della biodiversità dopo oltre 50 anni di conservazione è stata definita particolarmente grave.

Dal punto di vista ecologico, Annamaria Procacci (ENPA) ha ribadito il ruolo del lupo come “bioregolatore” essenziale per contenere le popolazioni di cinghiali e altri ungulati. Ha inoltre sollevato il problema dell’ibridazione con i cani randagi, definendolo un rischio legato alla responsabilità umana e proponendo un piano nazionale straordinario per l’applicazione della legge sul randagismo.

L’inefficacia degli abbattimenti è stata un tema centrale. Edgar Meyer della Fondazione Capellino ha spiegato che, secondo la letteratura scientifica, uccidere lupi non solo non funziona, ma può essere controproducente. La disgregazione dei branchi può infatti aumentare la dispersione di individui e, paradossalmente, incrementare le predazioni e il numero di nuove coppie riproduttive.

Massimo Vitturi (LAV) ha definito l’operazione di declassamento “ideologica”, mossa dagli interessi di una minoranza di allevatori che rifiutano la prevenzione e di cacciatori che vedono nel lupo un concorrente. Ha ricordato che gli allevatori hanno già un obbligo giuridico di custodire adeguatamente i propri animali, anche dai predatori, e che la caccia al lupo non risolverebbe i conflitti.

Sul piano legale, Michele Pezone (LNDC) ha informato che sono pendenti ricorsi al Tribunale dell’Unione Europea contro l’iter di modifica della direttiva, accusato di non avere basi scientifiche. Ha denunciato una “corsa in avanti” del governo italiano e ha messo in luce un paradosso: la quota di abbattimento ipotizzata (160 lupi) sarebbe irrisoria rispetto alle centinaia di esemplari già uccisi ogni anno illegalmente.

Il WWF, tramite Domenico Aiello, ha avvertito che indebolire la tutela legale significa premiare l’illegalità e il bracconaggio, un fenomeno già fuori controllo come dimostra il recente ritrovamento di 10 lupi avvelenati in Emilia-Romagna. La richiesta unanime è stata quella di fermare l’iter, basare le decisioni sulla scienza e avviare una contro-narrazione per contrastare la disinformazione e le paure ancestrali.

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