A Macerata è stata potenziata una vera e propria miniera urbana, un’infrastruttura energetica di valore strategico. Si tratta dell’unico impianto sul territorio nazionale in grado di integrare processi termici e idrometallurgici per il recupero di materiali preziosi dai rifiuti, che fino a pochi anni fa erano destinati alla discarica.
L’Unione Europea ha classificato questi elementi come materie prime critiche, essenziali per l’industria e la tecnologia. Tra i più importanti figurano vanadio, rame, argento, platino, stagno, nickel, cobalto e molibdeno. L’iniziativa rappresenta una risposta concreta alla dipendenza dell’Europa da nazioni come la Cina per l’approvvigionamento di queste risorse.
L’azienda Orim, fondata da Alfredo Mancini nel 1982, ha sempre puntato sull’innovazione, avviando fin da subito collaborazioni con l’Università dell’Aquila e La Sapienza di Roma per sviluppare brevetti unici nel trattamento di scarti complessi. La svolta è arrivata nel giugno 2024, con l’ingresso del fondo Xenon, che ha acquisito il 70% della società investendo 12 milioni di euro.
Questa iniezione di capitale ha permesso di avviare un decisivo potenziamento impiantistico. Il fiore all’occhiello del progetto è un impianto di ultima generazione dal costo di 10,5 milioni di euro, finanziato in parte dallo stesso fondo.
La nuova struttura è stata progettata per recuperare sia i catalizzatori esausti provenienti dall’industria chimica e petrochimica, sia altre tipologie di rifiuti contenenti elementi di valore. È composta da tre forni rotativi, con una capacità di trattamento fino a 1.450 kg/h di scarti, e da otto reattori da 8.000 litri ciascuno.
All’interno di questi reattori avviene la produzione di sali di altissima purezza, costituiti principalmente dai composti estratti dai rifiuti trattati. Questi materiali, una volta purificati, sono pronti per essere reintrodotti nel ciclo produttivo.
I prodotti finali di Orim vengono forniti sia sotto forma di sali sia come metallo singolo in forma solida, garantendo una flessibilità d’uso per i clienti. Il polo di Macerata si distingue anche per un altro primato europeo: è il primo impianto pilota su scala industriale a riciclare la grafite proveniente dagli scarti di produzione delle batterie al litio, grazie al progetto Life Graphirec finanziato da Bruxelles.
Questo modello di economia circolare offre cicli produttivi potenzialmente infiniti. Le risorse recuperate non solo rientrano nel settore metallurgico, ma possono essere utilizzate per la produzione di nuovi catalizzatori o in tecnologie innovative. Il vanadio, ad esempio, potrà essere impiegato per le batterie del settore automobilistico elettrico, mentre i sali di molibdeno trovano applicazione in agricoltura.
L’impatto ambientale è notevole: il recupero da rifiuti può ridurre il consumo energetico e le emissioni di CO2 fino al 90% rispetto all’estrazione mineraria tradizionale. Il potenziamento comporterà inoltre l’assunzione di 35 nuovi collaboratori tra tecnici e personale di supporto.



















