Mafia e bombe a Casapesenna, l’ombra dei Venosa

Colpiti un locale e un’abitazione privata: il sospetto di un’unica strategia intimidatoria. Il gruppo potrebbe approfittare del progressivo disimpegno degli Zagaria dalle attività criminali più visibili, lasciando nuovi spazi sul territorio

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La Procura di Napoli
La Procura di Napoli

CASAPESENNA – Dietro i due attentati dinamitardi registrati negli ultimi giorni tra Casapesenna e San Cipriano d’Aversa prende corpo l’ipotesi di un possibile ritorno del gruppo Venosa. Due esplosioni ravvicinate, entrambe realizzate con ordigni artigianali, che più che episodi isolati sembrano inserirsi in una fase di ridefinizione degli equilibri criminali in un’area rimasta finora ai margini delle tensioni più recenti dell’Agro aversano.

L’attenzione investigativa si concentra su ambienti che negli ultimi anni erano rimasti fuori dagli assetti principali dopo arresti e collaborazioni con la giustizia, ma che potrebbero tentare di rientrare negli equilibri territoriali attraverso un mix di vecchi affiliati e nuove leve. L’obiettivo sarebbe quello di occupare spazi progressivamente lasciati liberi sul territorio. Spazi che si sarebbero aperti anche per effetto dell’evoluzione interna al clan dei Casalesi.

La fazione storicamente legata all’ergastolano Michele Zagaria Capastorta, radicata proprio nell’area di Casapesenna, avrebbe infatti progressivamente abbandonato le attività più visibili della cosiddetta ‘mafia di strada’ – estorsioni tradizionali e traffici di droga – per concentrarsi su affari imprenditoriali, appalti, servizi e settore edilizio attraverso reti societarie e relazioni economiche sviluppate anche fuori regione e all’estero. Un cambio di strategia avviato oltre quindici anni fa che ha ridotto la pressione diretta sul territorio, lasciando però margini a nuove iniziative criminali.

In questo contesto si inseriscono i due attentati che hanno riportato l’area sotto osservazione investigativa.
L’episodio più recente risale a tre notti fa, quando un ordigno rudimentale è esploso davanti alla pizzeria Nando’s, in corso Europa, al confine tra Casapesenna e San Cipriano d’Aversa. Il boato, intorno alle 3.30, ha svegliato i residenti e provocato danni alla struttura, con serrande divelte e detriti sull’asfalto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Casal di Principe e gli artificieri del comando provinciale di Caserta. Gli accertamenti hanno escluso l’utilizzo di esplosivi militari: sarebbe stata impiegata polvere pirica assemblata per amplificare l’effetto dell’esplosione. Il titolare del locale ha dichiarato di non aver ricevuto richieste estorsive, ma la natura dolosa resta l’ipotesi principale.

Pochi giorni prima un altro ordigno era esploso davanti all’abitazione di un cittadino extracomunitario, già in passato bersaglio – secondo quanto emerso – di un episodio analogo. Due azioni ravvicinate che hanno spinto gli investigatori a verificare eventuali collegamenti e a valutare la presenza di una possibile regia unica.

Le indagini sono affidate ai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe e al Nucleo investigativo del comando provinciale di Caserta, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli. La mafia dell’Agro non è più quella delle faide e degli omicidi che segnarono l’epoca dell’ala militare del clan dei Casalesi, smantellata negli anni da arresti e condanne. Oggi il controllo del territorio passa sempre più attraverso segnali mirati: azioni dimostrative e intimidazioni utilizzate per riaffermare presenze e testare nuovi equilibri, soprattutto nei circuiti dello spaccio e delle economie illegali.

I due attentati vengono letti proprio in questa chiave: non un’escalation di violenza indiscriminata, ma possibili segnali di riposizionamento criminale in un’area che per anni era rimasta relativamente stabile. Ed è su questo scenario che si concentra ora il lavoro degli investigatori.

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