Mediterraneo: allarme microplastiche nel Mar Tirreno

62
Inquinamento marino
Inquinamento marino

Un recente rapporto pubblicato dall’Istituto Oceanografico Nazionale ha lanciato un grave avvertimento sulla salute del Mar Tirreno. L’indagine ha documentato una concentrazione di microplastiche senza precedenti, delineando un quadro preoccupante per uno degli ecosistemi più importanti del bacino del Mediterraneo. I risultati hanno superato anche le stime più pessimistiche.

Le analisi, condotte su campioni d’acqua prelevati in diverse aree strategiche tra la Corsica e la costa toscana, hanno rilevato picchi fino a 2 milioni di particelle plastiche per metro cubo. Si tratta di un valore doppio rispetto a quello registrato solo cinque anni fa, a conferma di un’accelerazione drammatica del fenomeno. Questi dati posizionano il Tirreno tra le aree marine più contaminate al mondo da questo tipo di inquinante.

Con il termine “microplastiche” si indicano tutti i frammenti di materiale polimerico con dimensioni inferiori ai 5 millimetri. La loro origine è duplice: esistono le microplastiche primarie, come le microsfere contenute in cosmetici e dentifrici, e quelle secondarie, derivanti dalla frammentazione di oggetti più grandi come bottiglie, sacchetti e reti da pesca abbandonate. Il degrado causato da sole e onde sbriciola questi rifiuti in particelle sempre più piccole e insidiose.

Il pericolo principale di questi contaminanti risiede nella loro capacità di entrare nella catena alimentare. Le dimensioni microscopiche le rendono facilmente ingeribili dal plancton, l’organismo alla base della vita marina. Di conseguenza, i pesci che si nutrono di plancton accumulano plastica nei loro tessuti, trasferendola poi ai predatori più grandi, inclusi mammiferi marini, uccelli e, in ultima analisi, l’uomo.

La dottoressa Elena Costa, coordinatrice della ricerca, ha sottolineato la gravità della situazione. “Quello che stiamo osservando è un avvelenamento lento e silenzioso del nostro mare. Queste particelle agiscono come spugne, assorbendo sostanze tossiche presenti nell’acqua per poi rilasciarle all’interno degli organismi che le ingeriscono. Abbiamo dimostrato che l’impatto sulla fauna marina è devastante e richiede un’azione immediata”.

Il rapporto non si è limitato a denunciare il problema, ma ha avanzato una serie di proposte concrete. Tra le misure più urgenti figurano una drastica riduzione della produzione e del consumo di plastica monouso e il potenziamento dei sistemi di depurazione delle acque reflue, capaci di filtrare anche le particelle più piccole. Fondamentale sarà anche promuovere campagne di sensibilizzazione per incentivare un corretto smaltimento dei rifiuti e sostenere l’economia circolare.

La sfida contro la contaminazione da plastica è complessa e richiederà uno sforzo congiunto a livello globale, nazionale e locale. Le scoperte sul Mar Tirreno hanno fornito un’ulteriore, inequivocabile prova che non c’è più tempo da perdere. La tutela della biodiversità marina e della salute umana dipenderà dalle scelte che governi, industrie e cittadini sapranno compiere nel prossimo futuro.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome