Ruben Amorim è stato a lungo etichettato come un allenatore “integralista”, poco propenso a derogare dai suoi principi tattici basati sulla difesa a tre. In passato, è arrivato a dichiarare che nessuno, nemmeno il Papa, avrebbe potuto convincerlo a cambiare sistema. La sua esperienza al Milan, però, ha mostrato un approccio decisamente più flessibile.
Il tecnico portoghese ha infatti sorpreso introducendo con sempre maggiore frequenza una linea difensiva a quattro, un cambiamento che ha suscitato interrogativi tra gli osservatori. Lo stesso Amorim ha voluto ridimensionare la questione, spiegando che la sua attenzione non è rivolta al modulo in sé, quanto all’interpretazione e ai principi di gioco, dato che i giocatori impiegati rimangono spesso gli stessi.
Nel calcio moderno, confinare una squadra a un solo schema è anacronistico e ogni allenatore plasma l’assetto anche a partita in corso. Le prime avvisaglie di questa nuova elasticità tattica si sono viste nel secondo tempo contro il Benfica e poi con il Lecce. Questi esperimenti hanno dato segnali incoraggianti, spingendo l’allenatore a insistere sulla nuova via anche in un test contro il Padova.
La prova del nove è avvenuta nella partita contro il Sassuolo, dove il Milan ha iniziato con un 4-4-2. L’esito, tuttavia, non è stato quello sperato. Come ha sottolineato lo stesso allenatore, l’efficacia di un modulo dipende dall’interpretazione dei singoli: con un giro palla lento e pochi movimenti senza palla, ogni sistema di gioco perde di incisività e vincere diventa difficile.
In teoria, la difesa a quattro avrebbe dovuto liberare un giocatore come Chukwueze da eccessivi compiti difensivi, ma una prestazione opaca ha vanificato il potenziale vantaggio tattico. Prima di quella partita, Amorim aveva giustificato la scelta parlando della necessità di “maggiore mobilità” e di un modo “diverso” di giocare, definendo il nuovo assetto uno “strumento che ci permette di vincere”.
Contro gli emiliani, però, il Milan ha ritrovato slancio solo quando è tornato al collaudato 3-4-2-1 nella ripresa, riuscendo a mettere il naso avanti. Questo andamento ha alimentato il dibattito sulla necessità per il tecnico di scegliere un sistema di gioco definito e seguirlo con maggiore coerenza, senza arrivare agli eccessi del passato.
Tuttavia, la discussione sul modulo rischia di distogliere l’attenzione da problemi più basilari e concreti. Un gol subito su palla inattiva a difesa schierata, come quello di Odenthal, con l’intera squadra ferma, dimostra che le difficoltà risiedono anche in cali di attenzione e in errori individuali, aspetti su cui lavorare indipendentemente dall’assetto tattico.





