Parole dure, che pesano come macigni e arrivano da una delle bandiere più amate. Zvonimir Boban, attuale presidente della Dinamo Zagabria, è intervenuto al Festival dello Sport e non ha usato mezzi termini per descrivere il suo malessere nel vedere la situazione attuale della sua ex squadra.
L’attacco dell’ex fuoriclasse croato si è concentrato su un punto specifico: la mancanza di ambizione. “Ci siamo adattati al non avere ambizione. Allora questo non è il Milan”, ha dichiarato Boban, sottolineando come l’identità di un club glorioso non possa ridursi a un obiettivo minimo. “Se l’ambizione del Milan è solo quella di andare in Champions League, allora non abbiamo capito nulla. Nulla ha più senso”. Un concetto che, secondo lui, dovrebbe valere per tutte le grandi del calcio italiano, incluse Juventus e Inter.
Nel suo discorso, ha inserito un paragone che ha fatto molto discutere. Ha indicato il Napoli come un modello inaspettato di mentalità vincente. “Quasi il Napoli ha forse maggior coscienza e ambizione di vincere o di dover vincere rispetto a noi”, ha affermato. Un’analisi che non vuole sminuire il club partenopeo, per cui ha espresso profondo rispetto, ma che serve a evidenziare quanto in basso sia scesa l’asticella delle aspettative in casa rossonera. La chiosa è stata amara e orgogliosa: “Con tutto il rispetto, e io amo profondamente Napoli, ma il Milan è il Milan”.
Per marcare ulteriormente la differenza tra il passato e il presente, Boban ha rievocato uno dei momenti più alti della storia del club: la finale di Champions League del 1994 vinta contro il Barcellona. Quella partita, disputata ad Atene il 18 maggio, rappresenta per lui l’epitome della mentalità vincente che oggi sembra smarrita. Ha ricordato come l’allenatore di allora, Fabio Capello, preparò la squadra a una sfida che sembrava impossibile.
“Per quella partita abbiamo cambiato gioco, forse nessuno se n’era accorto”, ha raccontato, svelando i retroscena di una vittoria leggendaria. Capello lavorò sulla testa dei giocatori, con un discorso che è rimasto nella storia dello spogliatoio. “‘Se siete degli uomini veri oggi lo dimostrate'”, queste le parole del tecnico che scatenarono l’orgoglio della squadra. Quella finale, conclusa con un perentorio 4-0, non fu solo un trionfo sportivo, ma la dimostrazione di cosa significhi incarnare lo spirito del Milan: puntare sempre al massimo, contro ogni pronostico.





