Gonçalo Ramos non è riuscito a sbloccarsi definitivamente con la maglia del Milan. Nella partita contro il Bologna, l’attaccante non ha effettuato nemmeno un tiro verso la porta avversaria, un dato che riassume una serata da dimenticare. Questa volta, a differenza di altre occasioni, la sua prestazione complessiva non ha convinto, risultando una delle peggiori in campo nella sconfitta subita a San Siro.
L’attaccante non solo è stato inefficace in fase offensiva, ma ha anche mostrato un nervosismo crescente, perdendo presto la pazienza di fronte alla marcatura stretta dei difensori avversari. Un copione che si era già parzialmente visto nella sfida precedente contro l’Udinese, dove aveva sprecato energie preziose protestando con l’arbitro per i trattamenti ricevuti. Contro il Bologna, però, la sua frustrazione è apparsa più evidente e plateale, quasi a voler sfogare un malessere profondo che va oltre la singola partita.
I numeri, del resto, confermano le difficoltà: il suo bottino in campionato è fermo a due sole reti, di cui una realizzata su calcio di rigore. Un rendimento decisamente inferiore alle aspettative per un calciatore che rappresenta l’acquisto più costoso nella storia del club rossonero. La pressione su di lui, inevitabilmente, sta aumentando partita dopo partita.
Eppure, nelle sue prime uscite, pur rimanendo spesso a secco di gol, aveva comunque offerto prestazioni di qualità, come dimostrano gli assist decisivi forniti contro il Lecce o il grande spirito di sacrificio messo in mostra contro la Lazio. Il tema centrale, tuttavia, rimane la sua posizione in campo. Appare ormai evidente che il suo impiego lontano dalla porta, quasi da trequartista di manovra, non stia portando i frutti sperati né per lui né per la squadra. La guida tecnica avrà il compito cruciale di avvicinarlo all’area di rigore, il suo habitat naturale.
Un dato statistico su tutti fotografa il momento critico: zero tiri in porta contro il Bologna e una sola conclusione nella gara precedente contro l’Udinese. Si tratta di numeri più assimilabili a quelli di un difensore centrale che al centravanti titolare della squadra. Il problema, quindi, non può essere attribuito unicamente a un calo di forma del giocatore. Va interpretato come un grande equivoco tattico che non può più essere ignorato o sottovalutato. Risolvere questo rebus sarà fondamentale per il futuro del Milan e per recuperare il suo oneroso investimento.






