Il Milan ha passato ore a riflettere su quanto accaduto nell’ultima mezz’ora della partita contro l’Atalanta. Dopo aver dominato l’incontro per oltre sessanta minuti, la squadra ha mostrato un calo improvviso che ha quasi compromesso una vittoria che sembrava ormai certa.
È istintivo chiedersi come una formazione, padrona del campo per gran parte della gara a San Siro, abbia potuto rischiare di perdere due punti in modo così vistoso. L’analisi si è concentrata sugli ultimi trenta minuti, a partire dal gol che ha riaperto la partita e scatenato le insicurezze.
A fine gara, uno dei leader del gruppo non ha usato mezzi termini per descrivere la situazione. “Negli ultimi 30 minuti abbiamo perso il filo della partita ed è un problema, perché avevamo fatto molto bene il primo tempo. Se giochiamo un secondo tempo del genere, però, non vale niente”.
Le sue parole, dure ma lucide, hanno evidenziato una frustrazione palpabile. “Fortunatamente abbiamo vinto, ma alla fine non so se lo meritiamo così tanto. Sono arrabbiato, perché non possiamo crollare in quel modo”. Ha poi escluso problemi fisici, puntando il dito sulla tenuta psicologica: “Non è una questione fisica, ma di testa. Dobbiamo migliorare sulla mentalità. Anche chi entra dalla panchina deve fare di più, entrare bene in partita”.
Anche il tecnico rossonero ha analizzato il calo della squadra, pur sottolineando l’importanza del risultato finale. “Abbiamo giocato bene i primi 65 minuti, poi forse eravamo stanchi e l’inerzia della partita è cambiata. Abbiamo smesso di pressare ed è aumentato il nervosismo”.
La stanchezza e un fattore psicologico sono stati centrali nella sua disamina. “Abbiamo avuto problemi negli ultimi 25 minuti perché abbiamo gestito poco il possesso. Sul 3-1 tutti abbiamo iniziato ad avere paura”. La conclusione è stata chiara: “Dobbiamo soffrire di meno. Sicuramente avremmo potuto evitare i due gol subiti, ma non voglio focalizzarmi solo sul finale negativo”.
L’allenatore si è detto comunque soddisfatto della gestione delle energie attraverso le rotazioni tra campionato e coppe, un fattore che ha aiutato la squadra a mantenere un’alta intensità per lunghi tratti. “Credo che le rotazioni ci abbiano aiutato molto. Stiamo capendo meglio i momenti della partita”.
Tuttavia, i cambi effettuati nel finale non hanno sortito l’effetto sperato per placare la reazione avversaria. “Ho provato a inserire centrocampisti freschi ma è stata dura. Anche lo stadio era nervoso”. Ora l’attenzione si sposterà sulla prossima sfida in trasferta contro l’Udinese, un altro test importante per verificare i progressi sulla tenuta mentale del gruppo.



