La giornata di Rachele Spezia, cinquant’anni, è un esempio di dedizione e organizzazione. La sua sveglia ha suonato ogni mattina alle 5.30, un rituale che ha dato il via a una doppia vita scandita dal sole e dalla luna. Dopo un rapido controllo delle condizioni meteorologiche, fondamentali per il suo primo lavoro, e un caffè, Rachele ha raggiunto i suoi alveari presso l’agriturismo “Dolce Luna”, situato nella prima periferia di Milano.
Lì, indossata la tuta protettiva, i guanti e il velo, ha dedicato la mattinata intera al benessere delle sue colonie. Il suo lavoro di apicoltrice è stato meticoloso: ha ispezionato gli sciami, assicurandosi della salute delle api regine, ha rimosso parassiti come la temibile varroa, e ha prelevato campioni per monitorare la qualità del miele. Quando il raccolto era pronto, ha avviato con perizia le operazioni di estrazione, un momento cruciale che rappresenta il culmine di mesi di lavoro. In totale, Rachele ha gestito circa 25 alveari, ognuno dei quali può ospitare fino a 50.000 api, arrivando a una produzione annua che ha oscillato tra i 500 e i 700 chilogrammi di pregiato miele di acacia, castagno e millefiori.
Il pomeriggio è stato dedicato al lavoro di laboratorio. Dopo un pasto veloce consumato tra un impegno e l’altro, si è immersa nel filtraggio del miele grezzo, nell’etichettatura dei vasetti e nella preparazione degli ordini. Questo lavoro, sebbene meno avventuroso, è stato essenziale per trasformare la fatica in un prodotto vendibile, sostenendo così la sua attività.
Ma la sua giornata non è finita qui. Dopo un breve riposo, Rachele ha dismesso i panni dell’apicoltrice per indossare quelli della tassista. Con un cambio d’abiti e una cena frugale, ha iniziato il suo secondo turno, un’attività notturna che, sebbene faticosa, le ha garantito la stabilità economica necessaria per coltivare la sua vera passione per le api. Guidare per le strade di Milano fino all’alba le ha permesso di finanziare l’acquisto di nuove arnie, le cure per gli sciami e l’attrezzatura da laboratorio.
Questa dualità ha arricchito la sua vita in modi inaspettati. “Le api mi hanno insegnato la pazienza, l’organizzazione e l’importanza di ogni singolo ruolo all’interno di una comunità”, ha spiegato Rachele. “Gli esseri umani che incontro di notte nel mio taxi, invece, mi hanno insegnato l’empatia e l’ascolto. I due mondi, così diversi, si completano a vicenda e mi rendono una persona migliore”. La sua storia è una testimonianza di come sia possibile conciliare mondi apparentemente inconciliabili, trovando un equilibrio tra la tutela della biodiversità e le necessità della vita urbana.



















