Un nuovo atto vandalico ha colpito il murale dedicato a Franco Baresi, leggendario capitano del Milan. L’opera, che si trova in piazza Gino Valle a Milano, a pochi passi dalla sede del club rossonero, è stata deturpata per la seconda volta in meno di un mese, suscitando rammarico.
Gli autori del gesto hanno usato della vernice nera per oscurare parti significative del disegno. Nello specifico, sono stati cancellati tre simboli iconici: la fascia da capitano al braccio, lo stemma del Milan sui pantaloncini e la Coppa dei Campioni che Baresi solleva nell’immagine, privando l’opera del suo significato celebrativo.
L’episodio risulta ancora più grave se si considera che il murale era stato appena ripristinato. L’inaugurazione della nuova versione si era tenuta infatti il 10 ottobre, dopo l’intervento dell’artista Luca Rosada, conosciuto nell’ambiente come Lucas Street Art. Il suo lavoro era stato una risposta diretta a un primo atto vandalico.
Alla fine di settembre, la versione originale del tributo era stata imbrattata con dello spray rosso. In seguito a quell’episodio, l’artista aveva scelto non solo di ripulire, ma di creare un’opera completamente nuova, più grande e di maggiore impatto visivo, come segnale di resilienza contro l’inciviltà.
Per la nuova creazione, Rosada aveva utilizzato la tecnica del paste-up. Questo metodo, diffuso nella street art, consiste nell’applicare su una parete delle immagini stampate su carta, incollandole come fossero manifesti. La nuova immagine raffigurava un Baresi sorridente in maglia rossonera, un tributo gioioso alla sua carriera e al suo legame con il club.
La scelta della location, di fronte a Casa Milan, non è casuale ma mira a celebrare una figura simbolo per la società e i suoi tifosi proprio nel cuore del mondo rossonero. Franco Baresi, con la sua maglia numero 6 ritirata dal club, rappresenta un’icona di fedeltà e successo, avendo guidato la squadra a numerosi trionfi nazionali e internazionali.
Questo secondo atto vandalico in così breve tempo non rappresenta quindi solo un danno materiale, ma un’offesa alla memoria sportiva e a un simbolo che unisce generazioni di appassionati. L’accaduto riaccende il dibattito sulla tutela dell’arte urbana e sul rispetto per le figure che hanno scritto pagine importanti della storia dello sport italiano, il cui ricordo viene affidato anche a queste forme di espressione pubblica.










