Massimiliano Allegri ha trovato una nuova chiave tattica per il suo Napoli, rilanciando le ambizioni europee del club. L’intuizione di schierare Kevin De Bruyne come playmaker unico davanti alla difesa si è rivelata vincente nella sfida di Champions League contro il Bodø/Glimt, una mossa che potrebbe segnare una svolta per la stagione e per la carriera del fuoriclasse belga.
L’idea, che il tecnico toscano meditava da tempo, ha visto la sua prima applicazione dal primo minuto proprio nella cruciale gara europea. A differenza delle precedenti occasioni, in cui De Bruyne aveva agito da mezzala o al fianco di un altro regista come Lobotka o Gilmour, contro i norvegesi si è posizionato come vertice basso di un centrocampo completato da due incursiori come Anguissa e McTominay.
Questa nuova disposizione tattica ha permesso a De Bruyne di essere costantemente nel vivo del gioco, esaltando la sua straordinaria visione e qualità di passaggio. Partendo da una posizione più arretrata, quasi da difensore centrale in fase di costruzione, il belga ha avuto l’intero campo davanti a sé. Da lì ha potuto orchestrare la manovra con una visuale completa, scegliendo con precisione la giocata migliore: cambi di campo millimetrici, fraseggi nello stretto e, soprattutto, quelle imbucate verticali che spaccano le difese avversarie.
“De Bruyne è un giocatore straordinario. Gli avevo detto che si sarebbe divertito a giocare in quella posizione”, ha commentato soddisfatto Allegri nel post-partita, sottolineando come la fiducia nel progetto tattico fosse stata ripagata. Nonostante una nota preferenza del giocatore per una posizione più avanzata, i fatti hanno dato ragione all’allenatore e lo stesso De Bruyne è apparso a suo agio nel nuovo ruolo.
Il cambio ha avuto un impatto immediato anche sui compagni. “Kevin è incredibile, siamo felici di averlo con noi. Dobbiamo sfruttare al massimo le sue qualità”, ha dichiarato Scott McTominay. La capacità di De Bruyne di verticalizzare rapidamente ha reso l’attacco del Napoli più imprevedibile e letale, sebbene la squadra abbia mostrato qualche fragilità difensiva, incassando tre reti a difesa schierata.
Questa trasformazione tattica richiama alla memoria altri illustri precedenti. L’esempio più celebre è quello di Andrea Pirlo, che al Milan, grazie a un’intuizione di Carlo Ancelotti, passò da trequartista a regista di fama mondiale. Più di recente, Hakan Çalhanoğlu all’Inter ha vissuto una seconda giovinezza arretrando il suo raggio d’azione sotto la guida di Simone Inzaghi, diventando uno dei migliori interpreti del ruolo a livello europeo.
Per De Bruyne, questo cambiamento potrebbe rappresentare non solo un modo per allungare la carriera ad altissimi livelli, ma anche per evolvere il suo stile di gioco. Più lontano dalla porta, ma più vicino al cuore del gioco: questa sembra essere la nuova dimensione del centrocampista, una soluzione che fa sognare il Napoli e che conferma l’acume tattico di Massimiliano Allegri.




